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“Condotta per passare santamente la Quaresima”, del p. Avrillon. Parte 26

“Condotta per passare santamente la Quaresima” - p. Avrillon

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di sabato 26 marzo 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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“Condotta per passare santamente la Quaresima”, del p. Avrillon. Parte 26

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

 

Eccoci giunti a sabato 26 marzo 2022. Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo XVIII di San Luca, versetti 9-14.

Andiamo avanti con il nostro testo di Padre Avrillon.

Sabato dopo la III Domenica – Giorno di Misericordia

“Non sapreste meglio cominciar questo giorno consacrato alla divina misericordia, che pronunziando con un cuor contrito ed umiliato quelle belle parole del Profeta penitente: Abbiate pietà di me, o mio Dio, secondo la grandezza della vostra misericordia. Riconoscete l’estremo bisogno che avete di questa misericordia; pensate con amarezza e dolore ai più enormi peccati che avete commessi dacché siete al mondo, e al fuoco eterno in cui ardereste adesso e per una interminabile eternità, se questa misericordia non vi avesse conservato in vita, che meritavate vi fosse tolta. Domandate questa misericordia in tutte le ore del giorno, e sforzatevi di conseguirla colle vostre fervorose preghiere”.

Ecco che il Padre Avrillon ci spiega bene cosa vuol dire chiedere misericordia… vuol dire avere un cuore contrito.

La contrizione, voi sapete, è il dolore perfetto.

Non l’attrizione, ma la contrizione.

L’attrizione è il dolore imperfetto, cioè il dolore che mi nasce per paura dell’Inferno, per esempio, o di un castigo, per esempio.

La contrizione, invece, è l’atto di dolore perfetto, che mi viene per amor di Dio.

Quindi, consacro questo giorno alla Divina Misericordia e supplico, con questo cuore contrito, segnato quindi dal dolore perfetto, e umiliato, cioè vuol dire un cuore vero, con queste belle parole: “Abbiate pietà di me, o mio Dio, secondo la grandezza della vostra Misericordia!”

Noi abbiamo bisogno della Misericordia di Dio, noi abbiamo bisogno di pensare con amarezza e dolore ai nostri peccati commessi, non per disperarci, ma per trovar misericordia, per riconoscerci per quello che siamo… quindi, umiltà.

Senza la Misericordia di Dio, noi saremmo irrimediabilmente condotti all’Inferno (Santa Teresa in questa riflessione ci è maestra), e quindi dobbiamo domandare misericordia, sempre.

Ora vediamo il Vangelo.

“Gli scribi e i farisei condussero a Gesù una donna sorpresa in adulterio. Osservate che quando Gesù fu tentato sulla sua dottrina, non rispose che con parole; ma quando altre volte fu tentato sulla sua misericordia, egli sempre rispose con far grazie, benefizi e sovente ancora miracoli. Eccovene un celebre esempio: profittatene non per prendere occasione di presumere della sua divina misericordia…”

Presumere…

Noi diciamo: «Ah… ma tanto Dio è buono, Dio è misericordioso, quindi io faccio quello che voglio, perché tanto il Signore mi perdona, o mi pentirò all’ultimo momento della mia vita (peggio ancora)».

Quindi, non per presumere.

“…ma per meritarla colle vostre lagrime e colle opere della penitenza”.

Cioè, io attraggo la misericordia attraverso la mia contrizione.

Questa contrizione come si esprime?

Si esprime attraverso le lacrime, si esprime attraverso la penitenza.

“Gli scribi e i farisei, persone austere sino alla crudeltà per gli altri, ma indulgenti sino alla più bassa viltà per se stessi, e nel tempo stesso nemici giurati di Gesù…”

Questi sono terribili eh…

Noi dobbiamo stare attenti, perché diciamo: «Gli scribi e i farisei sono quelli osservanti della Legge, sono quelli che fanno il digiuno, quelli che pregano…»

No, non funziona così, perché allora tutti quelli che digiunano, che pregano e che fanno penitenza sono scribi e farisei… no, non funziona così!

No, no, no, gli scribi e i farisei sono persone tutte proiettate all’esterno, quindi sono austere sì, ma lo sono per gli altri, per condannare, per soffocare gli altri.

E con se stessi? Con se stessi sono indulgentissimi, con se stessi va bene tutto. Con gli altri pretendono la perfezione; con se stessi, invece, va bene qualunque cosa.

E sono nemici giurati di Gesù… cioè non sopportano Gesù, non sopportano Gesù!

Ve l’ho già detto, io posso fare un’omelia di trenta minuti senza nominare mai il Nome di Gesù… eh…

Uno dice: «No, è impossibile!»

Dovrebbe essere impossibile, invece è possibilissimo, purtroppo…

“…gli condussero innanzi una donna e dissero: Maestro, eccovi una donna che è stata sorpresa in adulterio, secondo la legge di Mosè dev’esser lapidata: ma diteci qual è il vostro parere? Questa interrogazione era maligna, o concertata dallo spirito di gelosia, di odio o d’ipocrisia; imperocché qualunque sentenza che Gesù avesse pronunziata, essi avevano la volontà di farlo morire con accusarlo, o di una vile indulgenza, o di una soverchia severità, e non ci voleva meno che i lumi e la sapienza di un Uomo-Dio per iscoprirne e deluderne l’artifizio. Così Gesù invece di cadere nel laccio da loro preparato, vi fece cadere essi medesimi. Li conturbò, li fece temere, li coprì di confusione e li obbligò a tacere e fuggire, poiché s’inclina, scrive in terra, e poi si alza, parla e sentenzia. Questo Salvatore e questo Dio di maestà si inclina sino a terra con tutta la sua infinita grandezza. La sua misericordia gli fa fare un doppio abbassamento. Primieramente egli inclina il suo cuore caritatevole verso questa peccatrice, per perdonarla e sottrarla al supplizio crudele ed infame, che le era stato preparato”.

Ecco la Misericordia di Dio!

Ecco la Misericordia di Dio… tratta questa donna come donna, non come oggetto di peccato.

Tutti, tutti, a partire da loro, la trattavano come oggetto di peccato, tutti; Lui la tratta come donna.

Gesù è, nella vita di questa persona, forse il primo uomo che la tratta con dignità; Gesù non le fa sentire vergogna dei suoi peccati, Gesù le fa riscoprire il senso del pudore, tipico dei vergini… bellissimo…

Gesù non la porta ad arrossire, Gesù la porta allo stupore…

La vergogna non salva nessuno, la vergogna non educa nessuno, la vergogna non libera nessuno; il pudore, invece, ti fa sentire bello, ti fa sentire pieno di stupore, pieno di voglia di essere te stesso.

E questa donna scopre in quest’uomo…

Certamente in questo Gesù è stato il primo in assoluto; ho detto “forse” all’inizio, perché ho pensato al suo papà, al papà di questa donna, che sicuramente (speriamo) l’ha trattata come un papà tratta la sua bambina, però poi, da lì in avanti, quanti uomini hanno tradito la loro vocazione ad essere uomo e l’hanno trattata come un oggetto!

E Gesù, invece, ci stupisce, come sempre, ancora una volta, e la sottrae da questo supplizio infame, il supplizio innanzitutto degli sguardi, delle parole, che son peggio delle pietre, dell’odio, della disistima, dell’infamia; Gesù si mette tra lei e tutta questa falsità d’ipocrisia, e la restituisce a se stessa, bella, bellissima.

“In secondo luogo inclina tutto il suo corpo, dice un santo dottore, come un vero pastore presenta le sue spalle per riportare questa pecorella smarrita all’ovile della penitenza”.

Quindi, si inchina per invogliare questo agnellino a tornare nell’ovile.

Guardate la delicatezza di Gesù…

A leggere questo Vangelo, vien voglia anche a noi di essere come lei, vien voglia di dire: «Faccio anche io tutti questi peccati, così dopo arriva Gesù e mi salva…»

Certo, no, non è questo che bisogna dire, però chissà che esperienza è stata, che grazia che ha avuto questa donna…

Questo a me vien da dire che è un grande aiuto per tutte le donne di questo mondo che sono maltrattate, che sono umiliate, che sono schiacciate dalla soverchia, dalla stupidità, dalla cattiveria di tanti uomini.

Esistono uomini, che, sull’esempio di Gesù, sanno trattare con tanta nobiltà la figura femminile, che la sanno proteggere, custodire, difendere, amare, e, ripeto, trattare con nobiltà, non come un oggetto, non come una cosa… senza inganni, senza dire: «Ti amo», per coprire così, coi panni di un falso amore, il proprio egoismo.

Esistono eh… esistono…

“Secondariamente Gesù scrive in terra. Scrive egli forse una sentenza di morte contro una peccatrice, la quale nel suo cuore angustiata e penetrata dal dolore, implorava la sua misericordia?”

Ovviamente no.

“Non è possibile che un Salvatore scriva una sentenza di morte. In terzo luogo Gesù parla, ed eccovi le sue ammirabili parole: quegli che tra voi è senza peccato le getti per primo una pietra”.

Touché

“A queste parole ognuno procura di ritirarsi segretamente, temendo con ragione che questo profeta sì illuminato non iscoprisse la loro indegnità e non rendesse palesi i loro iniqui misteri, che li avrebbe ricoperti di vergogna”.

La vergogna è tipica dei perversi, delle persone infami; queste devono vivere nella vergogna, non la peccatrice!

“In questa guisa trionfa la misericordia e perdona i più enormi peccati. Gesù resta solo con questa donna peccatrice”.

Bellissimo… Finalmente… finalmente questa donna è liberata da queste sanguisughe schifose e incontra finalmente un uomo.

“Quali sentimenti nutriva ella allora nel cuor suo! Essendosi trovata per l’innanzi confusa, turbata, tremante, ripiena di spavento e vicina a soffrir la morte, senza la presenza del suo divino Salvatore, ella aveva veduto già i suoi accusatori, assuefatti a questa sorta di stragi, pronti a prendere in mano le pietre per farla morire, e per lavare nel suo proprio sangue la macchia del suo infame adulterio; ma trovandosi sola coll’autore della misericordia, comincia a respirare ed a concepire qualche speranza di vita col soccorso di colui che veniva a darla a tutti gli uomini colla perdita della sua”.

Capito?

Ecco, è bellissimo, no?

Lei era pronta a morire… e invece riceve la vita, da Colui che darà la Sua vita per lei, per noi, per tutti, e quindi le ridà la speranza, la voglia di sentirsi migliore, la voglia di essere un’altra persona, la voglia di liberarsi dalla schiavitù dell’egoismo altrui.

“Dopo che questi falsi zelanti ebbero presa la fuga, Gesù dice a questa donna con singolare bontà: Ove sono i tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannato, e nemmeno io ti condanno: va’, e non peccar più. Ove sono i tuoi accusatori? Qual bontà in Gesù di far notare a questa peccatrice che non vi era più alcuno intorno ad essa che domandasse il suo sangue! Ciò era senza dubbio per far nascere la confidenza nel suo cuore, e per farle comprendere che essendovi egli solo vicino a lei, non doveva aver alcun timore”.

Quando abbiamo Gesù vicino, non dobbiamo aver nessun timore.

Ai carcerati dicevo sempre: «Qualunque peccato voi facciate, qualunque, abbiate paura di tutti, tranne che di Dio; andate subito, ricorrete subito al Signore, chiedete subito la Sua Misericordia, perché Lui è lì vicino, Lui c’è. Lui vi farà sentire liberi, belli, amati, risorti, liberati, Lui è così… Finché siamo in vita, noi possiamo sempre ricorrere a Gesù, sempre».

“Nessuno ti ha condannato, disse ancora Gesù, e qui mirate un eccesso di bontà e di parole, equivalente ad una assoluzione, perchè egli aggiunge: Ed io nemmeno ti condannerò. E questo è ancora un oracolo di vita pronunziato da quello stesso che è l’arbitro supremo della vita e della morte. Dopo la consola, le fa coraggio, la libera e in questi preziosi momenti nei quali era solo con lei, le prepara il cuore alla penitenza, la penetra coi più vivi sentimenti di un giusto dolore, per renderla degna della misericordia che le usava”.

Bello… bello, no?

Dopo la Sua assoluzione, dopo aver detto: «Neanche Io ti condannerò», allora arriva la consolazione, allora arriva il coraggio, allora arriva la liberazione, allora arriva il prepararla alla penitenza. Quello che accade in confessionale, che dovrebbe accadere in confessionale…

Punto uno: riconosciamo i nostri peccati, chiamiamoli con il loro nome, diciamoli per quello che sono!

Punto due: l’assoluzione.

Punto tre: adesso la speranza, sei libero! Tutto hai riconosciuto, tutto ti è stato rimesso.

“Gesù la congeda, per risparmiare la confusione che questa donna, poc’anzi impudica, potrebbe avere di trovarsi sola esposta agli occhi di quello che è la stessa purità”.

Per non farla sentire in imbarazzo, la congeda.

Capite che, davanti alla purezza, potrebbe avere avuto magari qualche momento di smarrimento, quindi la congeda, così non deve neanche sentirsi fuori posto.

“Egli la mette in libertà con quelle parole che racchiudevano un oracolo di vita, per passare il rimanente dei suoi giorni in rendimenti di grazie al suo liberatore”.

Da adesso in poi, gratitudine.

“Via non peccar più in avvenire. Era assolutamente necessario che Gesù accompagnasse la sua misericordia con questa saggia cautela, senza della quale sarebbe stata riputata una vile condiscendenza”.

Gesù non condiscende con il peccato, non fa compromessi, non è buonista, è buono, o meglio, è la Bontà, Gesù è Bontà.

Gesù non è buono, è la Bontà, che è un’altra cosa.

Quindi, le dice: «Sei perdonata, ma non peccare più!»

Gesù non fa nessun patto col peccato.

“Infatti con questa condizione voi solamente otterrete la divina misericordia. Il ritorno al peccato gli è infinitamente odioso, e la misericordia si converte spesso in furore, quando è irritata dalle ricadute del peccatore”.

Non è il fatto che ricado nello stesso peccato, ma intanto mi sto impegnando, non è questo. È quando a me non interessa niente, non mi interessa la Misericordia di Dio e ne abuso, questo è!

“Domandatela colle vostre lagrime e coi vostri gemiti, e non vi stancate mai di usare una rigorosa penitenza, nè ricadete mai più nel peccato, di cui avrete ottenuto il perdono”.

Certo.

E allora adesso vediamo la bellissima preghiera.

“Adorabil Salvatore, Dio della misericordia, perdonate a questo peccatore redento col vostro sangue. Non sono i miei nemici che mi sforzino, come la peccatrice, a venire alla vostra presenza per sentire dalla vostra bocca una sentenza di vita o di morte, ma sono i miei peccati e la mia propria coscienza e il timore dei vostri giudizi; ma più di tutto questo è la vostra bontà e la confidenza che mi comandate di avere nella vostra misericordia. Io stesso mi vi presento. Non ho ancora alcuno che mi accusi al tribunale della vostra giustizia. Io sono volontariamente il mio proprio testimone e il mio accusatore; onde vi supplico di ammettermi non a questo terribile tribunale della vostra giustizia, che è per me di grande spavento, ma a quello della vostra infinita ed onnipotente misericordia, alla quale mi appello. Del pari che questa peccatrice, non ardisco gettare gli occhi sul vostro volto adorabile, perché sono peccatore, e le mie iniquità senza numero mi confondono. Parlatemi dunque, o Signore, colla stessa bontà con cui le parlaste, fate che io ascolti questa voce di dolcezza, questa parola di grazia e di misericordia e quest’oracolo favorevole che le faceste intendere per animarla alla speranza della vita. Ditemi, ve ne supplico, che non mi condannerete nè ora, nè nel tempo della morte, nè all’ora del giudizio finale, e rimandatemi in pace, come la rimandaste, e vi prometto col soccorso della vostra misericordia di non offendervi mai più”.

Domani vedremo un giorno bellissimo, veramente.

Vedete che sono tutti bellissimi eh…

Allora, domani vedremo il giorno di provvidenza, vedrete che bello!

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

VANGELO (Lc 18, 9-14)

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

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