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Venerdì Santo

Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: «Venerdì Santo»
Venerdì 7 aprile 2023 – Venerdì della Passione

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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Speciale sull’Atto d’offerta all’Amore Misericordioso

VANGELO (Gv 18, 1 -19, 42)

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

– Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

– Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

– Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono!
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

– Il mio regno non è di questo mondo
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

– Salve, re dei Giudei!
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

– Via! Via! Crocifiggilo!
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

– Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

– Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

– Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

(Qui si genuflette e di fa una breve pausa)

– E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

– Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

Testo della meditazione

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Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti al Venerdì Santo, venerdì 7 aprile 2023.

Oggi è il Primo venerdì del mese di aprile, quindi tutto dedicato al Sacratissimo Cuore di Gesù. 

È il Venerdì Santo, è il Primo venerdì del mese: il Sacratissimo Cuore di Gesù oggi è proprio al centro di tutto quello che mediteremo, delle celebrazioni a cui parteciperemo, perché è questo Cuore che ha permesso e che permetterà continuamente di essere il nostro rifugio, il nostro senso, la nostra salvezza, il nostro tutto.

Quindi la comunione che oggi faremo durante la celebrazione del Venerdì Santo — oggi non ci sarà la messa, ma ci sarà comunque la distribuzione dell’Eucarestia che è stata consacrata ieri, nella messa in Coena Domini — sia fatta proprio con questa intenzione dei Primi Nove venerdì del mese, cioè quella di riparare tutte le offese contro il Sacratissimo Cuore di Gesù.

Oggi, come avete visto, non ho letto nulla come Parola di Dio perché sarebbe veramente troppo lungo, l’affido alla vostra partecipazione che sono certo ci sarà. 

Oggi mi concentro sulle tante cose che avremo da dire.

Innanzitutto, oggi è prevista la possibilità di poter ricevere l’indulgenza plenaria quando il fedele partecipa devotamente all’adorazione della Santa Croce e la bacia. 

Ricordo che chi partecipa al Passio non è tenuto a recitare il vespro, ma solo la compieta. 

Oggi è anche il terzo venerdì dei 15 venerdì del Sacro Cuore e oggi siamo chiamati a riparare le bestemmie, esattamente quello che succede a Gesù in croce, che ancora una volta viene oltraggiato da dei passanti, da uno dei due ladroni, quindi abbiamo molti motivi per riparare oggi in questo terzo venerdì.

Come vi avevo detto, oggi inizia la novena della Divina Misericordia, però prima di dedicarci a questa novena e alla preparazione al nostro Atto di Offerta all’Amore Misericordioso di Gesù, che faremo la domenica della Divina Misericordia, volevo leggervi velocemente, brevemente, almeno dirvi a sommi capi quello che Gesù disse a suor Josefa Menendez nel libro Colui che parla dal fuoco. Vi lascio la bellezza di poter leggere voi, meditare voi. Il testo è anche breve, io mi concentro su alcune espressioni:

“Vederlo così inchiodato mani e piedi mi darà la forza di abbandonare ogni cosa e di sottomettermi alla sua volontà anche in quello che mi costa di più”.

“Ciò che ho pure osservato quando l’ho visto così crocifisso è che gli era stata strappata la barba, che abitualmente dà al suo volto una grande maestà. I capelli che sono così belli e aggiungono tanta grazia alla sua fisionomia erano scomposti, intrisi di sangue e cadevano sulla sua faccia”.

Ecco, credo che sia proprio vero: questa contemplazione del Crocifisso ci dà proprio la forza di abbandonare ogni cosa, ci insegna ad abbandonare ogni cosa e ci insegna a sottometterci alla volontà di Dio, soprattutto in quello che più ci costa.

Allora oggi quando saremo in chiesa per la commemorazione del Passio, per l’adorazione della Santa Croce, cerchiamo di dire al nostro Gesù che vogliamo abbandonare ogni cosa per amore Suo, che non ci sia nulla che ci separa da Lui e che vogliamo in tutto sottometterci alla Sua volontà, soprattutto in quello che ci costa di più.

E poi ci sono le famose ultime sette parole di Gesù, qui [nel libro di Suor Josefa] c’è tutto un commento, non lungo ma interessante, molto bello, che fa Gesù. Lascio a voi di leggerlo da soli. Io vi dico almeno quali sono le ultime sette parole, perché magari non tutte le sappiamo:

  • Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno.
  • Oggi sarai con me in Paradiso…
  • Donna, ecco tuo Figlio!
  • Mio Dio, perché mi hai abbandonato?
  • Ho sete!…
  • Tutto è compiuto!
  • Nelle tue mani raccomando l’anima mia e a te consegno il mio spirito

Ecco, credo che abbiamo l’occasione di poter riflettere, di poter meditare tanto, oggi, su questi testi.

Allora leggiamo cosa dice Gesù a S. Faustina Kowalska:

«Desidero che la Festa della Misericordia sia di riparo e di rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori… riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della mia Misericordia . L’anima che si accosta alla confessione e alla Santa comunione riceve il perdono totale delle colpe e delle pene».

Interessante: il perdono totale delle colpe e delle pene.

Attenzione: non solamente delle colpe, ma anche delle pene. Cioè Gesù sta parlando di indulgenza plenaria, è un dono grandissimo che Lui fa in questa domenica. 

«In quel giorno… sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto».

Quindi la Confessione è possibile farla entro gli otto giorni. È fondamentale che si faccia la Comunione proprio il giorno della domenica della Divina Misericordia — anche perché è domenica, quindi non c’è molto altro da dire — proprio con questo desiderio di esaltare la Divina Misericordia di Gesù. E se sarà possibile confessarsi proprio in questo giorno di domenica, beh, bellissima come cosa, molto bella; se non è possibile, fatelo nei giorni precedenti, anche perché abbiamo un po’ di giorni, quindi avete la possibilità, anche il venerdì o il sabato, se sapete che la domenica non potete. Comunque, l’importante è essere in grazia di Dio il giorno della domenica, perché è proprio quello che Lui ci chiede.

Ecco vediamo ancora cosa dice:

«Desidero che durante questi nove giorni tu conduca le anime alla fonte della Mia Misericordia, affinché attingano forza, refrigerio ed ogni grazia, di cui hanno bisogno per le difficoltà della vita e specialmente nell’ora della morte. Ogni giorno condurrai al Mio Cuore un diverso gruppo di anime e le immergerai nel mare del-la Mia Misericordia. E io tutte queste anime le introdurrò nella casa del Padre Mio. Lo farai in questa vita e nella vita futura. E non rifiuterò nulla a nessun’anima che condurrai alla fonte della Mia Misericordia. Ogni giorno chiederai al Padre Mio le grazie per queste anime per la Mia dolorosa Passione». 

Primo giorno: venerdì 7 aprile 2023

«Oggi conduciMi tutta l’umanità, e specialmente tutti i peccatori, ed immergili nel mare della Mia misericordia. E con questo Mi consolerai dell’amara tristezza in cui mi getta la perdita delle anime».

Ecco la preghiera la lascio fare a voi. Oggi però dobbiamo avere questa intenzione di condurre tutta l’umanità — soprattutto i peccatori — e immergerli nell’oceano della Sua misericordia.

Bene, allora adesso andiamo a vedere l’Atto di Offerta all’Amore Misericordioso, che faremo appunto la domenica della Divina Misericordia.

Cominciamo un pochino anche a spiegarlo, è importante poi leggerlo, lo leggeremo ogni giorno un pezzettino, però intanto ogni giorno daremo anche qualche spiegazione. Prendiamo quello che vi dico adesso dalla Storia di un’anima di Santa Teresa di Gesù Bambino, l’Atto di Offerta all’Amore Misericordioso è stato scritto da Santa Teresa di Gesù Bambino.

Scrive così:

Pensavo alle anime che si offrono come vittime alla giustizia di Dio al fine di stornare e attirare sopra se stesse i castighi riservati ai colpevoli, questa offerta mi pareva grande e generosa, ma ero lungi dal sentirmi portata a farla.

È l’offerta che fece — ricordiamo ad esempio — San Pio da Pietrelcina. Fece proprio questo atto di offerta alla Divina Giustizia e fu in questo contesto che ricevette le stigmate. Quindi è tutta quella vita di estrema, potentissima sofferenza. Lei dice: “Io però mi sento lontana dal riuscire a fare questo”.

O Dio mio! — dissi dal profondo del cuore — soltanto la vostra giustizia riceverà anime le quali s’immolino come vittime? Il vostro Amore misericordioso non ne ha bisogno anche lui?…

Da ogni parte è misconosciuto, respinto; i cuori ai quali voi desiderate prodigarlo si volgono verso le creature chiedendo ad esse la felicità col loro miserabile affetto, invece di gettarsi tra le vostre braccia e di accettare il vostro amore infinito. Oh Dio mio! il vostro amore disprezzato resterà dentro il vostro cuore? Mi pare che se voi trovaste anime che si offrissero come vittime di olocausto al vostro amore, voi le consumereste rapidamente, mi pare che sareste felice di non comprimere le onde d’infinita tenerezza che sono in voi. Se alla vostra giustizia piace di scaricarsi, lei che si estende soltanto sulla terra, quanto più il vostro amore misericordioso desidera incendiare le anime, poiché la vostra misericordia s’innalza fino ai cieli. O Gesù mio! che sia io questa vittima felice, consumate il vostro olocausto col fuoco del vostro amore divino!

Quindi, vedete, il centro della sua intuizione, della sua riflessione è che l’Amore Misericordioso è respinto, è misconosciuto. Infatti, vediamo quanto poco amore c’è, quanta poca riverenza c’è verso l’Eucarestia e soprattutto verso il sacramento della Confessione. E questo dice del fatto che l’Amore Misericordioso non interessa, i cuori si volgono verso le creature e chiedono la felicità alle creature. Ecco perché siamo tanto tristi, ecco perché spesse volte siamo angosciati, ecco perché spesse volte siamo avviliti, delusi, ecco perché ci sentiamo soli e via di seguito. Perché noi ci rivolgiamo alle creature. Che non vuol dire che non dobbiamo volerci bene, che non vuol dire che non dobbiamo vivere la carità, ma vuol dire che la felicità ci viene solo dall’amore di Dio. Quindi le creature non devono essere strumentalizzate per la mia felicità, ma devono essere amate e servite, è un’altra cosa.

Teresa dice che noi siamo chiamati a gettarci tra le sue braccia e ad accettare il suo amore e quindi dice: “io penso che se voi trovaste anime che si offrissero come vittime di olocausto al vostro amore, voi le consumereste rapidamente e sareste felici di non comprimere le onde di infinita tenerezza che sono in voi”. 

Ecco, allora noi vogliamo essere queste anime: anime vittime di olocausto all’Amore Misericordioso. Col passare dei giorni capiremo sempre meglio in che cosa consiste questo essere vittime di olocausto all’Amore Misericordioso, questo essere rapite, questo essere incendiate dall’amore di Gesù.

Allora adesso cominciamo la lettura, ho diviso in nove parti l’Atto di Offerta all’Amore Misericordioso e così ogni giorno ne leggeremo un pezzettino, quindi:

ATTO D’OFFERTA di me stessa,
Vittima d’Olocausto all’Amore Misericordioso di Dio
pronunciato da Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo il 9 giugno 1895

 Per me è una data particolare, perché io sono stato ordinato proprio il 9 di giugno e quel giorno, per Santa Teresina, era la festa della Santissima Trinità; noi siamo stati ordinati di sabato e la domenica, il 10 giugno, era la solennità della Santissima Trinità, quindi proprio bella.

Scrive:

O Dio! Trinità Beata, desidero Amarti e farti Amare, lavorare per la glorificazione della Santa Chiesa salvando le anime che sono sulla terra e liberando quelle che soffrono in Purgatorio.

Quindi Santa Teresina chiama subito in causa la Santissima Trinità. Questo Atto di offerta come vittima di olocausto all’Amore Misericordioso è subito una preghiera rivolta alla Trinità. Per dire cosa? Per dire che la si vuole amare e la si vuole far amare. Com’è che si ama la Trinità? E com’è che si fa amare la Santissima Trinità? Ce lo dice lei: lavorando per la glorificazione della Santa Chiesa. 

Quanto è dentro di noi questo desiderio che la Santa Chiesa sia glorificata? E quanto con le nostre parole e con le nostre opere noi glorifichiamo la Santa Chiesa? Perché la nostra vita dovrebbe essere una glorificazione della Santa Chiesa, invece tanto spesso si sentono, diciamo così, discorsi e parole di poco amore, ecco, credo che sia sufficiente per capirci.

Glorificare è proprio qualcosa di importante, di radicale, di bello. Glorificare vuol dire sottolineare sempre la verità, portare alla luce la verità, facendolo nel modo più divino possibile, mi viene proprio da dire così. E poi noi amiamo e facciamo amare la Santissima Trinità, salvando le anime, lavorando per la salvezza delle anime, facendo quello che possiamo. 

Io faccio quello che mi compete da sacerdote. Quindi, per esempio, faccio queste brevi meditazioni e poi le affido al mondo cibernetico e chi le ascolta le ascolta, nella speranza che possano dare del giovamento a qualcuno, che possano essere di luce, di conforto, che possano essere di aumento di conoscenza e quindi di amore verso Dio. In un sacerdote poi c’è la predicazione, appunto c’è l’amministrazione dei sacramenti, la Confessione, la Santa Messa, la direzione spirituale, tanti modi.

Una mamma di famiglia ha il compito di servire e di pregare per la sua famiglia, di essere una brava moglie e una brava mamma, di mettere le basi perché la sua famiglia si possa salvare e, se magari ci sono dei problemi, mettere tutto nella preghiera, far celebrare delle Sante Messe, recitare il Santo Rosario.

E poi, dice Santa Teresina: “Liberando quelle che soffrono in purgatorio”. Abbiamo imparato a vedere con il Manoscritto del Purgatorio, quanto sia importante pregare per le anime del purgatorio e quindi offrire anche le nostre azioni, i nostri meriti a vantaggio delle anime del purgatorio.

Prosegue:

Desidero adempiere perfettamente la tua volontà e arrivare al grado di gloria che mi hai preparato nel tuo regno, in una parola, desidero essere Santa, ma sento la mia impotenza e ti chiedo, o Dio, di essere tu stesso la mia Santità.

Quindi, vedete, il desiderio dell’adempimento perfetto della volontà — che abbiamo sentito poc’anzi anche in suor Josefa, quale frutto del Venerdì Santo — è proprio posto da Santa Teresina all’inizio di questo Atto di offerta. L’adempimento perfetto alla volontà di Dio è la Santità. Il Santo adempie perfettamente alla volontà di Dio. In questo modo noi arriveremo al grado di gloria che il Signore ci ha preparato nel Suo regno, in questo modo diventiamo santi. E diventare santi, come vi ho già detto, non vuol dire essere supereroi. Io al mattino quando mi alzo, un sacerdote, un papà, al mattino quando si alza dal letto, non mette il costume di Superman o di Batman. Sì, io ho un po’ la voce di Batman in questi giorni va bene, però non sono Batman, non sono un supereroe e noi non siamo chiamati, al di là della voce che per qualche tempo può diventare quella di Batman, non siamo chiamati a vestire i panni di un supereroe.

Che poi se voi notate questa figura dei supereroi è interessante, perché sono mascherati. Non si sa che Superman è il giornalista occhialuto e un po’ svampitello, che uno mai penserebbe che è Superman. Non si sa che Batman è il grande riccone di Gotham e via di seguito. Sono mascherati, è importante questa cosa, molto interessante. Perché è come dire che questo compito richiede proprio una maschera, nel senso che l’essere umano non reggerebbe alla conoscenza, all’assimilazione tra un volto umano e il supereroe, non riesce. Quindi la maschera è funzionale più a noi uomini che non al supereroe, serve di più a noi, ci protegge da questa deriva che potrebbe insinuarsi di pensare: “Ah quel Signore tal dei tali è supereroe, allora anch’io…”. Eh no! Ecco, allora c’è la maschera per dirti “Tu non saprai mai chi è”, ciò che conta è che quando il supereroe è in quei panni, è supereroe, e quando non lo è, è un uomo come tutti gli altri. Il supereroe è un uomo come tutti, con i suoi limiti, i suoi difetti, i suoi occhiali e quant’altro, poi però è anche…

E Santa Teresina dice: “Io però non sono un supereroe, non sono anche un supereroe, non metto il costume di Batman, non divento Hulk piuttosto che Superman, io sento tutta la mia impotenza”. Ecco, all’inizio di questo atto di offerta lei dice: “Io sento che sono impotente, sento che non ce la faccio, voglio terribilmente ma non ho la potenza per farlo. E allora cosa faccio? E allora lungi dal deprimermi, dall’avvilirmi, dall’intristirmi dal ripiegarmi su me stesso, ti chiedo di essere Tu la mia Santità”. Ecco, vedete come questa preghiera fin dall’inizio è sbilanciata interamente su Dio, è proprio una preghiera di un profondo, radicale decentramento da noi stessi, dall’amor proprio, dal ripiegamento e via di seguito.

Ecco, ci fermiamo qua, questa è la prima parte della preghiera.

Domani, a Dio piacendo, vedremo la seconda. Viviamo bene questo giorno, Venerdì Santo. Ricordo il digiuno, l’astinenza quest’oggi dalle carni, fare un po’ di digiuno per fare un po’di meditazione, un po’di silenzio, attorno alla croce di Gesù.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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