Scroll Top

D. Bonhoeffer, Sequela. Parte 61

Falò sulla spiaggia

Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: D. Bonhoeffer, Sequela. Parte 61
Sabato 7 ottobre 2023 – Beata Vergine Maria del Santo Rosario

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

VANGELO (Lc 10, 17-24)

In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».
Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione in formato PDF

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a sabato 7 ottobre 2023. Festeggiamo quest’oggi la memoria della Beata Vergine Maria del Santo Rosario. Oggi è peraltro anche il primo sabato del mese, quindi una bellissima incidenza provvidenziale, una “provvidenza-incidenza” — ecco, potremmo dire così — molto, molto bella. Quindi ancora di più abbiamo un motivo, questo primo sabato del mese, di stringerci al Cuore Immacolato di Maria.

Ho già fatto diverse meditazioni e omelie su questa memoria della Beata Vergine del Santo Rosario. Oggi raccomando, anche perché è il primo sabato del mese, una preghiera fervorosa del Salterio di Gesù e di Maria. E se oggi riusciamo a dire anche più di un salterio, beh… perché no? Visto quanti ne diceva Padre Pio, noi potremmo non dico dirne tanti quanti lui, però, insomma, se anche riuscissimo a dire di più delle tre corone, beh, oggi mi sembra proprio che sarebbe bello. 

Vi ricordo che questa celebrazione fu istituita da Papa San Pio V per commemorare la vittoria navale riportata dai cristiani nel 1571 a Lepanto contro la flotta turca (inizialmente la festa si chiamava “Santa Maria della Vittoria”) e attribuita all’aiuto della Santa Madre di Dio invocata con la recita del rosario. Poi la memoria odierna venne estesa nel 1716 alla Chiesa Universale, e fissata definitivamente al 7 ottobre da san Pio X nel 1913. Ovviamente oggi è un po’ la festa anche nel santuario di Pompei, che è tutto dedicato alla Madonna del Rosario. 

Preghiamo e ringraziamo la Vergine Maria per essere intervenuta a Lepanto, per aver fatto vincere quella importantissima guerra, avvenuta tutta sul mare, con un intervento prodigioso operato grazie al Santo Rosario. Nulla poteva far sperare in quella vittoria e invece la Vergine Maria ha fatto la differenza. E quella vittoria a Lepanto ha voluto dire tanto… insieme alla vittoria a Vienna. Anche questa avvenuta in modo prodigioso, grazie all’intervento del beato padre Marco da Aviano e grazie all’intervento del coraggiosissimo re polacco Sobieski, vittoria prodigiosa tutta dedicata alla Vergine Maria. Entrambe le vittorie hanno fatto la differenza; la storia sarebbe cambiata drasticamente se non ci fossero state. Quindi ci farebbe bene ogni tanto fermarci, pregare e ringraziare la Vergine Maria per quello che noi oggi siamo, per quello che noi oggi abbiamo, per quanto abbiamo potuto conservare.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal decimo capitolo del Vangelo di san Luca, versetti 17-24.

Mi permetto solo di dire che è veramente bello questo:

… e Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo

Chissà aver visto il volto di Gesù in quel momento, mentre eleva al cielo questa preghiera bellissima:

Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra…

Bellissima! «Esultò di gioia nello Spirito Santo»… questo è proprio il Vangelo della gioia: i settantadue tornano pieni di gioia, perché i demoni si sottomettono a loro nel nome di Gesù — ed è una gioia bella, piccolina — e Gesù dice loro che devono gioire non tanto per quello, quanto piuttosto perché i loro nomi sono scritti nei cieli. E poi questa esultanza di gioia nello Spirito Santo. Qui è chiamata in causa tutta la Trinità: c’è Gesù, il figlio, c’è il Padre, e lo Spirito Santo, tutto! Bellissimo!

Ma noi dobbiamo andare avanti con il nostro libro di Bonhoeffer, Sequela. Scrive:

In realtà nell’Antico Testamento non c’è alcun passo che comandi l’odio dei nemici. Viceversa, c’è il comandamento di amare i nemici (Es 23,4s.; Pr 25,21s.; Gn 45, lss.; 1 Sam 24,7; 2 Re 6,22 ecc.). Gesù però qui non parla di un’inimicizia naturale, ma di quella del popolo di Dio nei confronti del mondo. Le guerre di Israele furono le sole guerre ‘sante’ che ci siano state al mondo. Esse erano le guerre di Dio contro il mondo degli idoli. Gesù non condanna questa ostilità…

Pensate… proprio oggi leggiamo questo testo con questa memoria della Vergine Maria. Ovviamente non dimentichiamo che Bonhoeffer è luterano, quindi non può certo festeggiare o avere in mente la Beata Vergine Maria del Santo Rosario, né quanto accaduto a Lepanto. Però noi invece sì e quindi possiamo applicare queste parole anche alla nostra storia. Quindi sottolineiamo queste guerre contro “il mondo degli idoli”. E oggi, appunto, facciamo proprio questa memoria. È inutile che spieghi ulteriormente, perché siete più bravi di me a capire. 

Prosegue:

Gesù non condanna questa ostilità, che altrimenti avrebbe dovuto condannare l’intera storia di Dio con il suo popolo. Viceversa Gesù approva l’antico patto. Anche per lui l’unica cosa che conta è vincere i nemici, è la vittoria della comunità di Dio.

Nel Vangelo di oggi, il nemico per eccellenza era Satana, è Satana (Lui ha visto Satana cadere dal cielo come una folgore).

Ma con il suo comandamento egli ancora una volta scioglie la comunità dei discepoli dalla forma politica del popolo d’Israele.

Quindi non gli interessa la questione politica, a Lui interessa questa guerra contro il mondo degli idoli. Contro quel tipo di nemici di cui parla nel Vangelo di oggi.

In questo modo Dio ha posto nell’amore per il nemico la promessa della vittoria su di lui. L’amore per il nemico è uno scandalo insopportabile non solo per l’uomo naturale. È per lui al di là delle sue forze, va contro il suo concetto di bene e di male.

La vittoria sul nemico, per mezzo dell’amore del nemico, questa è la volontà di Dio espressa nella sua legge. Nel Nuovo Testamento il nemico è sempre colui che è ostile a me. Che si possa trattare di qualcuno cui siano ostili i discepoli, è cosa che Gesù non prende neppure in considerazione.

Quindi è sempre l’altro che è ostile a me, non io che sono ostile all’altro. “Io che sono ostile all’altro” Gesù non lo prende neanche in considerazione, dice Bonhoeffer.

E al nemico spetta ciò che spetta al fratello, l’amore di chi è alla sequela di Gesù. L’agire del discepolo non deve lasciarsi determinare dall’agire degli uomini, ma dall’agire di Gesù nei confronti del discepolo stesso. La sua fonte di riferimento è dunque una sola, la volontà di Gesù.

Questo è importante: «L’agire del discepolo non deve lasciarsi determinare dall’agire degli uomini, ma dall’agire di Gesù nei confronti del discepolo stesso» Il riferimento è Gesù, non la reazione degli uomini. Attenzione, adesso lo spiega:

Qui si parla dunque del nemico, cioè di colui che resta tale, senza lasciarsi toccare dal mio amore;

Capite? Io lo amo ma lui non si lascia toccare dal mio amore, non si lascia scalfire da questo amore.

colui che non mi rimette nulla anche se io gli rimetto tutto; colui che mi odia, anche se lo amo; colui che mi offende tanto più, quanto più lo servo con convinzione. «Poiché li amo, essi sono contro di me; ma io prego» (Sal 109,4). L’amore però non deve chiedersi se viene ricambiato — Eh, qui… qui si cade — anzi, cerca colui che ne ha bisogno. E chi ha bisogno di amore più di colui che vive nell’odio, del tutto privo di amore? Chi dunque è più degno di amore del mio nemico? Dove l’amore viene esaltato più che in mezzo ai suoi nemici?

Capite? Questa è una grande lezione, perché? Perché il nemico rimane nemico. Il nemico è colui che non si lascia toccare dal mio amore; non mi rimette nulla quando gli rimetto tutto; mi odia quando io lo amo; mi offende quando io lo servo, tanto più lo servo più mi offende. Però l’amore — attenzione, questo ricordiamocelo sempre bene — non deve chiedersi mai se viene ricambiato. Perché l’amore cerca colui che vive nel bisogno. Il vero amore, l’amore che Gesù ci insegna, è questo. È l’amore che impariamo nell’Eucarestia, dall’Eucarestia, dal Crocifisso; è questo. 

L’amore non deve chiedersi se viene ricambiato, non lo deve chiedere mai. Non è stare lì col bilancino a vedere: io ti ho dato tutto, tu quanto mi dai? Questo non è amore del Vangelo, non è l’amore di Gesù. Quindi l’amore non guarda se viene ricambiato, ma guarda chi ha bisogno. Ora — Bonhoeffer dice — “Chi ha più bisogno di chi vive nell’odio? Chi ha più bisogno di chi è privo di amore?” Ed è proprio in mezzo ai nemici che l’amore viene ricambiato, ecco perché prima ha detto che l’agire del discepolo non si lascia determinare dall’agire degli uomini.

Cosa ci interessa quello che cosa fa, cosa non fa e quanto mi ringrazia e quanto mi corrisponde, e quanto se ne è accorto, quanto mi ha fatto presente che, quanto mi ha detto e quanto mi ha fatto… Ma cosa interessa? Tu ama e basta; tu servi e basta, lascia perdere, lascia stare quello che gli altri dicono, fanno, e come rispondono, e come si accorgono, e come ti ringraziano, e come di qua, e come di là. Perché ci sono quelli che sono come le pentole di fagioli: fanno la carità, ma la carità pelosa. E cosa fa la carità pelosa? La carità pelosa è quella carità che fa un servizio e poi parte la clessidra: “Ecco… non mi ha ringraziato. Perché non mi ringrazia? E quanto mi ringrazia? E quando mi ringrazia? Ecco, non se ne è neanche reso conto, non si è neanche ricordato, non si è neanche segnato di dire una parola. Ecco, e allora che senso ha fare le cose?” e avanti di questo passo. Questa si chiama carità pelosa, che, come potete ben capire, non è la carità di Gesù, questo è sicuro. Perché Gesù quando ama, ama chi meno lo merita. E noi siamo un esempio di questo, no? 

Quindi, non lasciamoci determinare dall’agire degli altri. Il nostro punto di riferimento è solo la volontà di Gesù, è solo l’agire di Gesù. E siccome Gesù mette amore proprio dove ce ne è più bisogno, proprio in coloro che più sono indegni, anche noi dobbiamo fare così. Poi, se ci dicono grazie, bene; se si accorgono, bene; ma per loro, non per noi. La riconoscenza è la memoria del cuore di chi riceve, non di chi dà. Quindi è chi riceve che deve dire grazie, è chi riceve che deve rendersi riconoscente, è chi riceve che deve farsi presente; ora: lo fa? Bene; non lo fa? Bene lo stesso, perché io quello che ho fatto l’ho fatto per amore di Gesù, l’ho fatto perché è volontà di Gesù, l’ho fatto sull’esempio di Gesù; il resto non mi interessa.

Scrive Bonhoeffer:

Questo amore non conosce distinzioni tra vari tipi di nemici, se non quella per cui, quanto più è grande l’ostilità del nemico, tanto più è richiesto il mio amore. 

Ecco l’unica distinzione; cioè, questo tipo di amore che ci insegna Gesù crocifisso, è un amore che va dato laddove maggiore è l’ostilità. Più è grande l’ostilità e più io devo amare.

Si tratti di un nemico sul piano politico o sul piano religioso, da chi è alla sequela di Gesù non può aspettarsi che un amore indiviso.

Guardate che son cose forti; forti e difficilissime. Naturalmente non ci potremmo mai arrivare, mettiamoci il cuore in pace.

Guardate, io vorrei consigliarvi una lettura un po’impegnativa, lo riconosco, però… magari muoio stasera e allora è meglio dirlo, così almeno muoio in pace, un po’in pace, perché ve l’ho detto. È un libro che ho qui accanto a me e che la Provvidenza mi ha fatto arrivare tra le mani. Lo sto leggendo veramente con tanta riconoscenza e anche tanta “avidità”, perché è veramente bello, veramente bello. Già so che una delle domande tipiche è: “Ma quanto è lungo?” Ecco, allora vi dico subito quanto è lungo. Sono 1040 pagine, è un po’ lungo, ma io ve lo consiglio. È vero che è lungo ma è tanto bello. Il libro si intitola: “Fui chiamato Dolindo che significa dolore –  Pagine di autobiografia” — Casa mariana editrice — Apostolato stampa. È l’autobiografia di Don Dolindo Ruotolo scritta da lui per obbedienza, “giurando sul cuore di Gesù” — così scrive lui — di dire tutta la verità. Lui dice questa frase, usa quest’espressione — la mette nell’introduzione, pagina 27 — che è molto, molto bella, mi è piaciuta molto:

Quello che scriverò è la pura verità, e lo giuro solennemente sul Cuore benedetto di Gesù che tanto mi ha amato; è la pura verità, detta semplicemente, senza reticenze.

Io confido solo in Gesù, e spero che Egli stesso mi aiuterà in un lavoro così arduo. 

E in effetti 1040 pagine è un lavoro arduo. Ed è bello che poi dopo lui dica:

Questo lavoro è utile anche sotto un aspetto umano, come lavoro psicologico, ed anche da questo punto di vista, gioverà a qualche anima per l’esperienza della vita.

Ho iniziato a leggere questo libro e, vi devo dire, è veramente bellissimo. Perché ve lo cito adesso? Ve lo cito adesso perché si applica molto bene a quello che stiamo meditando oggi, in questi giorni. Don Dolindo ha vissuto esperienze di dolore veramente terribili. Io ho letto un po’ la cronologia della vita di Don Dolindo Ruotolo, che viene messa all’inizio, pagina 17. Ci sono le date e, brevemente, cos’è successo. Vi dico che a un certo punto mi è mancato il fiato. Ha sofferto tantissimo, è stato più volte sospeso a divinis, è stato più volte condannato, il suo commento alla Sacra Scrittura messo all’indice… Veramente… Gli è stato addirittura proibito di fare lui la comunione! Non solo non poteva più predicare, non poteva più confessare, non poteva più dire messa, non solo questo, ma addirittura è stato proibito a lui di ricevere comunione! Guardate, una vita veramente crocifissa, veramente un degno figlio di Padre Pio! Ed è bello leggere che cosa gli dice Padre Pio: “Quest’uomo ha veramente amato come Gesù vuole che si ami. E ha amato tanto i suoi nemici, con un amore veramente indiviso”. Quando io vi ho letto “amore indiviso” nel testo di Bonhoeffer mi son fermato, subito la mia testa si è girata e ho guardato il libro di Don Dolindo. Sapete, io già vi ho parlato di Don Dolindo, gli sono molto devoto. Don Dolindo ha scritto tante cose, veramente tante, tante, tante; ha fatto un commento alla Sacra Scrittura incredibile, oltre che essere bellissimo, è densissimo. E questo libro sulla sua biografia, secondo me è il più completo che c’è: “Fui chiamato Dolindo che significa dolore – Pagine di autobiografia”. C’è veramente tutta la sua storia, e io veramente, caldamente, ve lo consiglio, perché credo che possa essere di grande conforto per vedere come il Signore scrive nella vita delle persone, e come, nonostante tutto e tutti, alla fine chi è amico di Gesù trionfa sempre; sempre, trionfa sempre!

Mi avvio alla conclusione per oggi; scrive Bonhoeffer:

Questo amore non conosce dicotomia neppure in me stesso, cioè tra me in quanto persona privata e in quanto titolare di un ufficio

L’abbiamo già visto, non c’è dicotomia.

In entrambi i casi posso essere una sola cosa, cioè colui che è alla sequela di Gesù Cristo, oppure non lo sono affatto. Mi si chiederà in che modo agisca questo amore. Gesù lo dice: nel benedire, nel fare il bene, nel pregare, senza condizioni, senza aver riguardo alle persone.

E da domani vedremo i commenti che fa Bonhoeffer ad alcune espressioni del Vangelo: “Amate i vostri nemici”, “Benedite coloro che vi maledicono”, “Fate del bene a coloro che vi odiano” e “Pregate per coloro che vi oltraggiano e vi perseguitano”. Ecco, domani vedremo i brevi commenti che Bonhoeffer fa a queste espressioni di Gesù.

Quindi ancora buona festa per oggi, preghiamo tutti tanto la Vergine Maria, e se potete, e se volete, vi chiedo un ricordo speciale per me, per le mie intenzioni, nel salterio di Gesù e di Maria.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

Post Correlati