Meditazione
Pubblichiamo l’audio della meditazione: Negli abissi dell’abbandono – L’abbandono dei Tabernacoli accompagnati, S. Manuel González pt.42
Mercoledì 1° maggio 2024 – San Giuseppe, Lavoratore
Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD
Ascolta la registrazione:
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VANGELO (Mt 13, 54-58)
In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: “Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?”. Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”. E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.
Testo della meditazione
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Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!
Eccoci giunti a mercoledì 1 maggio 2024. Oggi festeggiamo san Giuseppe lavoratore.
Inizia il mese di maggio, quindi questo mese dedicato totalmente, interamente, alla Vergine Maria. I mesi di maggio e ottobre sono i due mesi mariani per eccellenza. Avremo diverse memorie, feste mariane, cerchiamo di viverle bene, soprattutto con la pratica del Salterio di Gesù e di Maria.
Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal tredicesimo capitolo del Vangelo di san Matteo, versetti 54-58.
Continuiamo la nostra lettura e meditazione del libro di san Manuel González. Siamo arrivati al sesto capitolo:
MARE PROFONDO
Tutto ciò che di questo male dell’abbandono del Tabernacolo ho detto e scritto sin qui, non è nulla se comparato a ciò che resta da dire. E non riuscirei a raggiungere il fine che mi propongo scrivendo queste righe se, per paura di sprecare inchiostro e tempo, smettessi di dipingere questo male con tutta la straziante correttezza concessa alla mia povera penna. Desidero allora tuffarmi nei mari dell’Abbandono del Tabernacolo e raccontarvi con tutta sincerità le impressioni di questo viaggio.
Ci ha dichiarato proprio il suo intento: vuole dipingere questo male dell’abbandono del Tabernacolo, che lui appunto paragona a un mare, tanto è vasto. Adesso vediamo il primo paragrafo:
Negli abissi dell’abbandono
Se l’Eucaristia è il miracolo della permanenza perpetua di G. C., l’abbandono dell’Eucaristia è la frustrazione pratica di questo miracolo e con essa dei fini misericordiosi e altissimi della sua permanenza. L’Eucaristia abbandonata significa, per quanto questo può dirsi di Dio, Gesù Cristo contrariato con la più amara delle contrarietà, e le anime e le società private di fiumi e mari di bene. Non è che non esistano o che poco ci preoccupiamo degli altri mali che offendono Dio e affliggono i nostri fratelli, ma lasciamo ad altre Opere o istituzioni, nate o specializzate per tale scopo, il rimedio di questi altri mali, che in fondo non sono che effetti o sintomi di quel gravissimo e trascendentale male che è l’abbandono.
Adesso ci dà delle informazioni in più circa l’abbandono.
Lui dice: “se l’Eucarestia è il miracolo della permanenza perpetua di Gesù, l’abbandono è la frustrazione pratica di questo miracolo”. Beh, questo è chiaro.
“L’abbandono dell’Eucarestia è la frustrazione di questa permanenza perpetua (perché Gesù è lì, permanente, ma nessuno ci va; non solo fisicamente, ma soprattutto interiormente) e con essa dei fini misericordiosi e altissimi della sua permanenza”.
Gesù rimane presente nell’Eucaristia conservata nel Tabernacolo perché ci sono anche dei fini, e sono, innanzitutto, dei fini di bontà, di misericordia, di luce, di guarigione. Quindi, l’abbandono dell’Eucarestia che cos’è? È contrariare Gesù con la più amara delle contrarietà. Cioè, se c’è un modo per contrariare il Signore, per amareggiare il Signore — e S. Manuel dice giustamente: «per quanto questo può dirsi di Dio» — è l’abbandono del Tabernacolo. E questo abbandono comporta anche privare la società, privare le persone, di fiumi e mari di bene. E S. Manuel fa un’osservazione molto bella: la presenza di tanti mali, nella società e nell’uomo, non sono altro che effetti o sintomi dell’abbandono del Tabernacolo.
Immaginatevi se gli uomini avessero a cuore di far compagnia a Gesù nel Tabernacolo, di andare a trovare Gesù nel Tabernacolo, quante cose cambierebbero nella vita delle persone? Tantissime! Quanto sarebbero diverse quelle vite? Quanta maggiore pace, gioia, libertà, serenità, ci sarebbero? Allora, S. Manuel dice: l’abbandono del Tabernacolo produce questi effetti, questi sintomi, e lui lo definisce proprio «un gravissimo e trascendentale male»; non è uno dei tanti mali, potremmo dire che è un po’ il male che origina tutti gli altri mali. Cioè, di fatto, tutti i nostri peccati nascono da che cosa? Dall’abbandono interiore di Gesù Eucarestia; perché, se noi avessimo questa presenza costante in noi, questo stato di comunione spirituale con Gesù Eucarestia, come potremmo fare i peccati, come potremmo fare il male? Non sarebbe possibile.
Allora, S. Manuel dice: siccome noi abbandoniamo Gesù nel Tabernacolo, si creano opere e istituzioni che specializzate per rimediare a quel preciso male. Quindi: c’è una carenza, un male preciso, allora nasce un’istituzione, nasce un’opera, per rimediare a quel male, ma lui dice che in realtà quel male si cura veramente, si rimedia a quel male veramente, non con quell’opera o quella istituzione, ma con la compagnia al Tabernacolo, stando davanti al Tabernacolo, istituendo questa comunione spirituale con Gesù. Ciò eviterebbe prima di tutto una dispersione incredibile di tempo, di energie e di fatiche, con risultati spesso assai deludenti. Si investono tempo, energie, soldi, persone, vite, a fare cose, per rimediare a dei mali che, di fatto, poi quando ci si ferma e si fa il bilancio, si vede che, se si è investito cento, si è portato a casa forse uno, se non zero; quando invece la soluzione sarebbe il Tabernacolo, quando la soluzione sarebbe Gesù Eucarestia.
Io non voglio mettermi a fare esempi, perché credo che ciascuno di voi li possa tranquillamente trovare da solo, però, certamente, tutti abbiamo da riflettere. Spesse volte si sentono discorsi profondamente mondani, dove il ragionamento è: investiamo sui mezzi, investiamo sulle risorse.
Se il Signore non costruisce la casa,
invano vi faticano i costruttori…
Invano vi alzate di buon mattino,
tardi andate a riposare
e mangiate pane di sudore:
il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno.
Così recita il Salmo: “Se il Signore non costruisce la casa…” è lui che la costruisce. la casa; è lui che dà le risorse, è lui che — come dire — non dico che ti mette lì il piatto pronto, però quasi! Tu preoccupati di stare con lui, di fare compagnia a lui, pensi forse che il Signore si faccia battere in generosità? Che non vuol dire: “allora mi metto lì con le braccia conserte e non faccio più niente” ma vuol dire che, se tu veramente fai compagnia a Gesù, se sei amico di Gesù, Gesù poi ti mostra tutta la sua amicizia; sa di cosa tu hai veramente bisogno, poi ci pensa lui.
Scusate, del resto, Padre Pio, che mezzi e che risorse aveva? C’era Internet? C’era il computer? C’era il cellulare? C’era lo smartphone? C’era il tablet? Non c’era niente! Non c’era niente. Per fare una telefonata, chissà… non so neanche se in quei conventi che telefono ci fosse e, sicuramente, se c’era, ce ne sarà stato uno. Eppure, dalla Polonia venne quel sacerdote, di nome Karol Wojtyla a conoscere Padre Pio e a parlarci insieme. Guarda un po’! Come ha fatto Padre Pio ad arrivare fino alla Polonia o all’America?
Vogliamo andare più indietro? Andiamo più indietro; il santo Curato d’Ars, che va a fare il parroco d’Ars: come ha fatto a far diventare Ars il centro, dove addirittura i professori della Sorbonne di Parigi andavano dal santo curato d’Ars a chiedere pareri e consigli? Lui che a fatica ha finito gli studi di teologia per diventare sacerdote. E la coda di persone che facevano la fila per andarsi a confessare da lui?
Vogliamo andare più indietro? San Francesco, come ha fatto, da solo, nel 1200 ad Assisi… lui che decide di andare a mettere a posto una chiesina, guardate che cosa ha messo insieme!
Se poi andiamo a prendere sant’Antonio — non sant’Antonio da Padova, l’altro — capite, siamo ancora più indietro; o san Benedetto, guardate che cosa hanno fatto!
Ma la loro principale occupazione era Gesù, questa era la loro occupazione principale: amare Gesù. E Gesù ha fatto cose incredibili e meravigliose con questi uomini e queste donne.
Santa Chiara… che cosa ha fatto Santa Chiara? Santa Teresa di Gesù; santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni; San Giovanni della Croce, cosa ha fatto con questi santi! Eppure, avevano molte, molte, molte, molte, molte, molte meno risorse di noi, molti mezzi meno di noi; eppure, eppure… Riflettiamoci.
Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.
















