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Beato Joan Roig Diggle pt.1 – I bambini eucaristici pt. 25

Bambini Eucaristici

Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: Beato Joan Roig Diggle pt.1 – I bambini eucaristici pt. 25
Mercoledì 24 luglio 2024 – San San Charbel Makhlūf, Sacerdote

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

VANGELO (Mt 13, 1-9)

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione in formato PDF

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a mercoledì 24 luglio 2024. Oggi festeggiamo san Charbel, sacerdote.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal tredicesimo capitolo del Vangelo di san Matteo, versetti 1-9.

Continuiamo la nostra lettura e meditazione dei bambini eucaristici; oggi affronteremo la storia di un beato:

BEATO JOAN ROIG DIGGLE, 19 ANNI: IL MARTIRE DELL’EUCARISTIA

Joan nacque a Barcellona il 12 maggio 1917 e fu battezzato nella parrocchia della Purissima Concezione. Fu il secondo di tre figli, insieme a Beatrice e Maria Lourdes. A scuola si rivelò un bambino intelligente e attento e ricevette molti attestati di stima da parte dei maestri, e molte medaglie, come si usava a quel tempo.

Nel 1924, nella Chiesa di San Giuseppe di Cluny, ricevette la Prima Comunione con un coinvolgimento interiore così profondo da emozionare tutti i presenti.

Un giorno, mentre la madre lo accompagnava a scuola, le manifestò il suo desiderio di essere missionario, era il primo sbocciare di una fede, che avrebbe contagiato molti negli anni a seguire. Nel 1927, per conseguire il bacellierato si iscrisse alla scuola dei Padri Scolopi, dove ebbe come professori i beati Ignacio Casanovas e Francesc Carceller anche loro poi chiamati a testimoniare la loro fede con il sangue.

Fu un ottimo alunno e un grande amico per tutti gli altri ragazzi, che trattava sempre con rispetto e affetto. Nel 1934, a causa di problemi economici, la famiglia fu costretta a trasferirsi da Barcelona a El Masnou, e Joan dovette lasciare gli studi, abbandonando anche i suoi sogni per il futuro. Iniziò, così, a lavorare presso una bottega di stoffe e tessuti, studiando durante la notte. A El Masnou si rafforza la fede del giovane, che instaura con il Signore un rapporto di amore profondo, che non riesce a contenere nell’intimità del suo cuore e sfocia, inesorabilmente, nell’apostolato. Così Joan entra nel gruppo “Mar Blava” della Federazione dei Giovani Cristiani di Catalogna, dove trova una nuova famiglia e una nuova missione: portare Gesù agli altri.

Il suo primo compito è il catechismo ai bambini della parrocchia di Sant Pere di El Masnou, compito che svolge con amore fraterno nei confronti dei piccoli, acquistandosi così l’ammirazione da parte della gente del paese, che vede in quel ragazzo biondo un angelo mentre prega dinanzi al Tabernacolo, un apostolo mentre parla del Signore ai bambini.

La parrocchia diventa così la seconda casa di Joan, lì incontra i suoi amici, ma soprattutto incontra il vero amico, Gesù, il cui amore lo inonda e infuoca il suo cuore. Continuava anche a lavorare, ma non mancava mai di andare a Messa, alzandosi presto al mattino, per ricevere ogni giorno la forza dall’Eucaristia.

Fermiamoci qui. Ci sono alcuni dettagli importanti, vediamo quali:

portare Gesù agli altri….

Come vedete, l’amore per il Signore diventa sempre amore per le pecorelle del Signore. L’amore per Gesù si trasforma sempre, per necessità, in amore per gli altri.

Non è un amore filantropico, non è: “voglio bene agli altri in quanto altri” ma: “poiché amo Gesù, allora porto Gesù agli altri”. È questa la ragione che sta al fondamento della carità, che è diversa dalla filantropia. Ricordate Matteo 25? Quando Gesù dice: “ero carcerato e siete venuti a visitarmi, ero malato…”; Gesù dice di sé “io” ero carcerato, non dice: “poiché avete fatto del bene ai carcerati, ai malati, avete vestito gli ignudi…”, no, no, no, lui dice: poiché “io” ero nudo, poiché “io” ero malato, poiché “io” ero carcerato e voi siete venuti a visitarmi…; cambia radicalmente la prospettiva!

Quindi, la gente che cosa vede, guardando quel ragazzo (perché poi la gente vede!)? Vede un angelo mentre prega; dove? Dinanzi al Tabernacolo, il luogo della presenza. E vede un apostolo mentre parla del Signore. Vedete? È importante! “Un angelo mentre prega, un apostolo mentre parla del Signore ai bambini” (sta facendo il catechismo). Quindi il cristiano, il discepolo di Gesù, dovrebbe essere: un angelo mentre prega davanti al Tabernacolo, e un apostolo mentre parla del Signore, perché il discepolo di Gesù parla del Signore alle persone; in questo caso, il suo compito era parlare ai bambini.

Domanda: noi, se facciamo i catechisti, o se facciamo anche solamente il papà e la mamma, senza dover essere catechisti, se – ancora di più – sono una suora, sono un sacerdote, nel mio compito – quello che il Signore mi ha dato – io parlo di Gesù agli altri? Che, guardate, non è quel parlare barboso! Perché, vedete, bisogna dirlo, c’è un parlare di Dio che è una scusa: io uso Dio come scusa per parlare di me, e questo non va bene.

Mi viene in mente qualche mio professore di teologia che, quando insegnava, parlava di teologia e poi metteva dentro degli esempi della sua vita, del suo apostolato, di quello che aveva vissuto in confessionale; e a noi, che eravamo giovani studenti, appassionava, perché sentire queste esperienze di vita, ci dava la possibilità che questi esempi rimanessero molto impressi nella nostra memoria, e rendevano in maniera molto concreta ciò che ci diceva in modo teorico; ma questo è un altro discorso. È diverso quando io, invece, uso il Signore per parlare di me; e, solitamente, queste persone, quando lo fanno, sono molto prolisse; iniziano con la scusa di parlare di Gesù e poi cominciano a raccontare la “rava e la fava”, e sopra e sotto, e qui e là, e ho fatto e ho detto, e sono andato, e poi l’amico, e poi l’amica, e poi le cose…

Noi siamo chiamati a parlare di Gesù. E guardate che non è facile parlare di Gesù, per niente! Già non è facile parlare a Gesù; parlare di Gesù è difficilissimo, perché? Perché: o racconti aria fritta – che dopo tre minuti tutti sono addormentati, se non sono scappati o svenuti, perché non se ne può più di ascoltare aria fritta sul Signore, le solite parole retoriche – o si fa una mini-lezioncina teologica, più o meno competente, oppure non si può parlare, non si sa cosa dire, uno va nel panico; perché? Perché questo ragazzo, Joan, per parlare di Gesù, prima pregava davanti al Tabernacolo. Parlava di ciò che conosceva, di ciò che viveva. Lui parlava di qualcuno che frequentava, che era vivo, non che era morto, come io potrei mettermi a parlare di Carlo Magno! Carlo Magno è morto, quindi io, se parlo di Carlo Magno, parlo di un morto, ma non della mia esperienza con Carlo Magno, perché io non l’ho mai conosciuto, non sono mai stato amico di Carlo Magno, non l’ho frequentato. Io posso raccontarvi nella storia che cosa ha fatto Carlo Magno, va bene, ma solo questo! Con Gesù è diverso, perché Gesù è vivo!

Quindi: o racconti aria fritta, o racconti quello che c’è scritto sui “librini” e punto, oppure non puoi parlare. E, se parli della tua esperienza con Gesù… guardate, si capisce benissimo quando uno ha una vera esperienza con Gesù, quando uno veramente frequenta Gesù, quando uno veramente è amico di Gesù, quando uno veramente sta con Gesù, quando uno veramente vive di Gesù, quando uno veramente gioisce, patisce per Gesù e con Gesù; perché ti dice per forza cose nuove, perché non esiste un’esperienza uguale all’altra! Quindi, sarà sempre un qualcosa che ti incolla alla sedia, che ti lascia incantato

Quando ascolti sant’Agostino parlare di Gesù…, quando Agostino sentiva sant’Ambrogio parlare di Gesù, si è convertito, capite? Quando parlava san Giovanni Crisostomo, poteva parlare cinque ore consecutivamente senza neanche respirare e bere, e tutti rimanevano incantati e, quando finivano le cinque ore, uno diceva: ma come, non è appena iniziato? Eh no, sono passate cinque ore. Com’è possibile? È possibile! Ma loro parlavano di Gesù. 

Provate voi a pensare di parlare un’ora di Gesù. Guardate che non è mica semplice! Dopo, noi diciamo: “Ah sì, sì, che bello, che bello, che bello!”; eh sì, ho capito, ma quelle cinque ore lì sono il frutto di un’esperienza, non sono il frutto di una speculazione, semplicemente; deve essere qualcuno che ha sperimentato. Questo ragazzo parlava di Gesù ai bambini perché lui stava con Gesù; come faceva san Domenico Savio, o come faceva san Giovanni Bosco; ma queste erano persone che frequentavano il Signore, che stavano con il Signore. 

Poi:

non mancava mai di andare a Messa, alzandosi presto al mattino, per ricevere ogni giorno la forza dall’Eucaristia

Vedete che questa coordinata ritorna sempre: andare ogni giorno alla Messa, alzandosi presto al mattino, per ricevere ogni giorno la forza dell’Eucarestia. Quindi, vado alla Messa per ricevere la forza dell’Eucaristia; la forza di essere ciò che Dio vuole da me; la forza di dare al Signore ciò che lui si aspetta da me; la forza di essere discepolo di Gesù; la forza per parlare di Gesù; la forza per annunciare Gesù. Capite perché si va alla Messa? E questa è stata proprio, esattamente, la sua esperienza.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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