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Ciclo di catechesi – Giobbe messo alla prova da Satana (Gb 1–2) Lezione 35

Catechesi La Fede 2017-18

Catechesi di lunedì 4 giugno 2018

Ciclo di catechesi “La Fede: dubbio o Abbandono? La Scelta di una vita

Relatore: p. Giorgio Maria Faré

Ascolta la registrazione della catechesi:

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Brani commentati durante la catechesi:

Libro di Giobbe

Capitolo 1

1 C’era nella terra di Uz un uomo chiamato Giobbe: uomo integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male. 2 Gli erano nati sette figli e tre figlie; 3 possedeva settemila pecore e tremila cammelli, cinquecento paia di buoi e cinquecento asine, e molto numerosa era la sua servitù. Quest’uomo era il più grande fra tutti i figli d’oriente. 4 Ora i suoi figli solevano andare a fare banchetti in casa di uno di loro, ciascuno nel suo giorno, e mandavano a invitare anche le loro tre sorelle per mangiare e bere insieme. 5 Quando avevano compiuto il turno dei giorni del banchetto, Giobbe li mandava a chiamare per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva olocausti secondo il numero di tutti loro. Giobbe infatti pensava: “Forse i miei figli hanno peccato e hanno offeso Dio nel loro cuore”. Così faceva Giobbe ogni volta.

6 Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro. 7 Il Signore chiese a Satana: “Da dove vieni?”. Satana rispose al Signore: “Da un giro sulla terra, che ho percorsa”. 8 Il Signore disse a satana: “Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male”. 9 Satana rispose al Signore e disse: “Forse che Giobbe teme Dio per nulla? 10 Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda di terra. 11 Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!”. 12 Il Signore disse a Satana: “Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui”. Satana si allontanò dal Signore. 13 Ora accadde che un giorno, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del fratello maggiore, 14 un messaggero venne da Giobbe e gli disse: “I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi, 15 quando i Sabei sono piombati su di essi e li hanno predati e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo”. 16 Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: “Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è attaccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato io solo che ti racconto questo”. 17 Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: “I Caldei hanno formato tre bande: si sono gettati sopra i cammelli e li hanno presi e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo”. 18 Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: “I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del loro fratello maggiore, 19 quand’ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato io solo che ti racconto questo”. 20 Allora Giobbe si alzò e si stracciò le vesti, si rase il capo, cadde a terra, si prostrò 21 e disse: “Nudo uscii dal seno di mia madre, e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!”. 22 In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.

Capitolo 2

1 Quando un giorno i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore, anche satana andò in mezzo a loro a presentarsi al Signore. 2 Il Signore disse a satana: “Da dove vieni?”. Satana rispose al Signore: “Da un giro sulla terra che ho percorsa”. 3 Il Signore disse a satana: “Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male. Egli è ancor saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto contro di lui, senza ragione, per rovinarlo”. 4 Satana rispose al Signore: “Pelle per pelle; tutto quanto ha, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. 5 Ma stendi un poco la mano e toccalo nell’osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia!”. 6 Il Signore disse a satana: “Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita”. 7 Satana si allontanò dal Signore e colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo. 8 Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere. 9 Allora sua moglie disse: “Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!”. 10 Ma egli le rispose: “Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?”. In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.

11 Nel frattempo tre amici di Giobbe erano venuti a sapere di tutte le disgrazie che si erano abbattute su di lui. Partirono, ciascuno dalla sua contrada, Elifaz il Temanita, Bildad il Suchita e Zofar il Naamatita, e si accordarono per andare a condolersi con lui e a consolarlo. 12 Alzarono gli occhi da lontano ma non lo riconobbero e, dando in grida, si misero a piangere. Ognuno si stracciò le vesti e si cosparse il capo di polvere. 13 Poi sedettero accanto a lui in terra, per sette giorni e sette notti, e nessuno gli rivolse una parola, perché vedevano che molto grande era il suo dolore.

Testo della catechesi

Scarica il testo della catechesi in formato PDF

Buonasera a tutti, ben ritrovati. Continuiamo il nostro cammino di catechesi sul tema della fede e questa sera affrontiamo un nuovo libro dell’Antico Testamento che è il libro di Giobbe, sicuramente conosciuto come nome; infatti, tutti abbiamo in mente “la pazienza di Giobbe”. Ecco, questa sera cerchiamo di capire la grandezza di Giobbe in cosa è consistita. Sentiamo quindi il testo.

1C’era nella terra di Uz un uomo chiamato Giobbe: uomo integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male.

La Scrittura, nel presentare la figura di Giobbe, ci presenta subito la qualità morale, la qualità interiore, la qualità umana e spirituale di quest’uomo, perché la Scrittura ha sempre a cuore di presentare l’uomo nella sua individualità, che vuol dire indivisibilità, che vuol dire corpo e anima.

… uomo integro e retto, temeva Dio ed era alieno dal male

Noi potremmo dire: una bravissima persona. Era veramente un uomo di qualità, di grande spessore, un amico di Dio, un uomo che coltivava, sicuramente, una fede autentica, profonda, vera.

2Gli erano nati sette figli e tre figlie; — quindi aveva anche una bella famiglia — 3possedeva settemila pecore e tremila cammelli, — rendiamoci bene conto che anche oggi sarebbe un grande allevamento, ma in quel tempo lo era ancora di più — cinquecento paia di buoi e cinquecento asine, e molto numerosa era la sua servitù. Quest’uomo era il più grande fra tutti i figli d’oriente.

La Scrittura ci presenta la sua rettitudine morale, spirituale, umana e quant’altro e ci presenta come la benedizione di Dio sia estesa sulla sua vita, sicuramente a motivo di questa sua adesione a Dio così radicale, così profonda, così bella, così vera. 

Giobbe, dunque, era un uomo che, oltre ad avere una famiglia numerosa, era anche ricco, aveva una disponibilità di beni enorme. Questo è importante perché tutto quello che accadrà, da adesso in poi, dovrà fare i conti con questa presentazione.

4Ora i suoi figli solevano andare a fare banchetti in casa di uno di loro, ciascuno nel suo giorno, e mandavano a invitare anche le loro tre sorelle per mangiare e bere insieme. 5Quando avevano compiuto il turno dei giorni del banchetto, Giobbe li mandava a chiamare per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva olocausti secondo il numero di tutti loro. Giobbe infatti pensava: «Forse i miei figli hanno peccato e hanno offeso Dio nel loro cuore». Così faceva Giobbe ogni volta.

Da queste parole noi capiamo che Giobbe aveva una famiglia numerosa che andava profondamente d’accordo perché, a turno, di giorno in giorno, di volta in volta, i figli si ritrovavano insieme: una volta nella casa di uno, una volta nella casa dell’altro. Questi fratelli mangiavano sempre insieme, stavano sempre insieme e andavano a prendere le sorelle per condividere con loro questa bella situazione. Quindi, potremmo dire: la famiglia perfetta! Poi Giobbe nel dubbio che, magari, ci fosse stato qualche eccesso, faceva questi sacrifici per purificarli, perché lui diceva: «forse i miei figli hanno peccato e hanno offeso Dio nel loro cuore» e, ogni volta, Giobbe faceva così. Cioè, lui diceva: “Io non lo so, quando sono insieme, se veramente sono inappuntabili, ma metti caso che non lo siano, io faccio questi sacrifici di purificazione”.

Adesso iniziano i dolori:

6Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi davanti al Signore e anche satana andò in mezzo a loro. 7Il Signore chiese a satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra, che ho percorsa». 8Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male». 9Satana rispose al Signore e disse: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? 10Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda sulla terra. 11Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!». 12Il Signore disse a satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui». Satana si allontanò dal Signore.

C’è un dialogo dove, in questo caso, è Dio che provoca il demonio, è Dio che provoca l’homo inimicus, è Dio che lo va a svegliare. Tra tutti quelli presenti, Dio dice a lui: “Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Lo hai visto bene?”; quello che vede Dio satana non lo vede, e quello che vede satana Dio non lo vede. Da queste espressioni capiamo che Dio vede cose che il demonio non vede, e il demonio vede cose così storte, così brutte che sotto gli occhi di Dio neanche arrivano, c’è proprio una lettura della realtà, fatta da Dio e fatta da satana, completamente diversa.

Perché è importante questo testo e quello che noi stasera leggeremo? Perché noi dovremmo usare questo testo, tutti i giorni, per fare l’esame di coscienza e vedere io se sto usando gli occhi di Dio, il giudizio di Dio, o il giudizio di satana sulla realtà che mi circonda. Quindi attenti bene.

8Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male».

Dio, ovviamente, dice la verità di Giobbe; Dio sottolinea e fa emergere la bellezza di Giobbe. Veramente Dio è bello, veramente Dio è il cultore della bellezza, perché capite: è lui! Dio è bello, Dio è il bello e, di necessità, riconosce davanti a sé ciò che è bello. Dio non è invidioso della bellezza che vede perché sa che è una partecipazione della sua unica bellezza. Dio è libero di dire: “Guarda quella persona come è bella; guarda quella persona com’è vera; guarda quella persona com’è integra; guarda quella persona com’è aliena dal male”; Dio lo riconosce, lo dice. Tutto ciò che in noi c’è di bello, è visto, apprezzato e riconosciuto da Dio. Dio, dovendo parlare di Giobbe — che essendo un uomo avrà avuto i suoi peccati come tutti — non dice una sola debolezza; non dice un solo peccato; non dice una sola fragilità. Dio non dice niente di male di Giobbe. Al demonio Dio dice solo ciò che di bello c’è in Giobbe, ciò che di vero c’è in Giobbe; che non è tutto, perché Giobbe non è solo questo; è anche questo, ma non solo questo; infatti, poi si vedrà che non è solo questo. Ma Dio apprezza tanto questo.

Come è diverso tutto questo da noi! Quando noi guardiamo qualcuno, quando noi dobbiamo parlare di qualcuno, noi parliamo sempre del male, sempre! Noi parliamo sempre del limite, noi parliamo sempre del difetto. Quanto invece è bello, parlando di qualcuno, parlare della sua bellezza! Quanto è bello sapere che il mio amico, la mia amica, le persone a me più amiche, che mi vogliono veramente bene, parlano della mia bellezza, sapere che sono dei ricercatori della mia bellezza, degli apprezzatori della mia bellezza, dei cultori della mia bellezza. Perché vedete dalla bellezza c’è sempre qualcosa da imparare; colui che contempla la bellezza diventa bello, è una necessità, è un po’ come colui che va a pescare nel mare: si riempie di salsedine anche se non sta nel mare. Chi traffica con la bellezza diventa bello, è bello, perché la bellezza ti fa venir voglia di essere bello anche tu.

Attenti bene alla risposta di satana, quanto è diversa:

«Forse che Giobbe teme Dio per nulla? 

Che cosa terribile! Il peccato originario che satana ha fatto fare a Adamo ed Eva e che qui ripropone, è sempre quello, è sempre lo stesso: satana è il principio del dubbio, è il seminatore del dubbio, satana vede sempre un doppio senso. Satana vede sempre un secondo fine perché lui è brutto, lui ha rinunciato alla bellezza e quindi deve vedere il brutto ovunque, anche dove non c’è e, se il brutto non c’è, mette il dubbio che ci sia. Satana non dice: “Non è vero che ti teme”, lui non nega la realtà, la sporca; dice: “Ti temerà anche, ti amerà anche, ti seguirà anche, ti obbedirà anche, ma perché lo fa? Lo fa a costo zero o c’è un secondo fine? Che cosa si nasconde dietro a quella sua apparenza?” E allora satana affonda, dicendo tutte cose vere, non dirà niente di falso, ma in tutte le cose vere che dirà, lui le dirà al contrario, mettendoci dentro il dubbio, e cioè:

Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto è suo?

Cioè: non l’hai forse protetto con la tua benedizione? Non l’hai forse viziato con il tuo amore? Non hai forse avuto per lui un occhio di riguardo? Quindi: lui in realtà ti segue ma lo fa solo perché tu gli hai messo la siepe perché, se tu non gli avessi messo la siepe, sicuramente lui non ti seguirebbe. E satana prosegue:

Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e il suo bestiame abbonda sulla terra. 

Vedete? Satana dice a Dio: siccome tu lo hai riempito della tua benedizione, della tua presenza, quindi Giobbe naviga nell’oro, vive nell’abbondanza; ci credo che teme Dio! Ci credo che lo ama, certo, non gli manca nulla!

Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia!

Si scontrano due conoscenze: la conoscenza che Dio ha di Giobbe e la conoscenza che ha satana di Giobbe. Sono due conoscenze, due mondi completamente diversi, che si vanno a scontrare; perché noi non possiamo dire che satana dice il falso, non è vero, non possiamo. Quello che dice satana è vero, è assolutamente vero ma la lettura che satana fa di questa verità è menzogna. Lui non si lascia raggiungere dalla verità e plasmare dalla verità e toccare dalla verità e cambiare dalla verità, no! Siccome lui è brutto, quella verità la deve sporcare. Lui riconosce che è vero, ma quella verità non può esistere perché lui non ce l’ha dentro; perché lui l’ha rifiutata; perché lui l’ha rinnegata e quindi la deve macchiare, per dire: “Vedi che non esiste? Vedi che è falso? Vedi che non è vero che ti ama?” Satana cerca di mettere il dubbio in Dio, che, ovviamente, è una cosa impossibile ma, tra di noi, è molto possibile. Lui cerca di mettere il dubbio sulla bontà di Giobbe; di fatto, lui cerca di rovinare il rapporto tra Dio e Giobbe. Non è un bel parlare, è certamente un parlare che inquieta.

Quando noi incontriamo qualcuno che porta in sé questa conoscenza, è un miracolo uscirne illesi perché da una parte tu senti che è vero, tu senti che c’è un qualcosa di vero in quello che dice ma non sai spiegarti il perché quella cosa vera che dice la dice male. E quindi tu dentro ti dici: è vero quello che ha detto; però, perché mi inquieta? Perché se è vero mi fa sentire sporco? Perché se è vero mi turba? Perché mi fa star male, se è vero? Perché è una verità rovesciata, è una verità male interpretata, ed è male interpretata perché il cuore di colui che la incontra è marcio. Stiamo parlando di satana!

La risposta che il Signore da a satana è magistrale:

Il Signore disse a satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stender la mano su di lui». Satana si allontanò dal Signore.

Guardate, io vi auguro che ci sia qualcuno nella vostra vita o che voi incontriate qualcuno nella vostra vita, che possa un giorno dire questa frase su di voi, è l’augurio più grande che io vi posso fare. Perché questa frase di Dio è la frase più bella che un padre, un amico, un innamorato, un Dio può dire di chi è davanti. In questa frase c’è una densità di fiducia, di stima, di credo totale. Dio non si mette a polemizzare, assolutamente! Non si può parlare con chi porta una conoscenza di quel genere lì, non c’è dialogo, non puoi parlare. Cioè, sarebbe una follia cercare di convincere satana che quello che sta dicendo è sbagliato. Noi invece facciamo così; quando sentiamo certi discorsi, cerchiamo di prendere la persona e cambiarle il cervello; ma questa è follia! Tu non puoi cambiare una persona che porta questa conoscenza, è impossibile! Tutte le parole che dirai saranno prese e rovesciate e ogni parola che tu dirai servirà per confermare, per convincere ancora di più quella persona della sua menzogna. Perché è la conoscenza che nasce dalla sua coscienza corrotta e se non si cura la coscienza, non può cambiare la conoscenza: c’è un rapporto stretto tra coscienza e conoscenza.

Quindi Dio non polemizza, non discute, ma dice: “Va bene, fai quello che vuoi. Tu dici che è così? Va bene, fallo tu, perché quella è opera tua, quella roba lì bestiale è roba tua, è opera tua; fallo tu, io ti do il permesso, ma la fai tu però!” Cosa vuol dire “ti do il permesso”? Vuol dire che Dio talmente crede in Giobbe da poterlo abbandonare in mano di chi lo odia; è una scommessa totale, veramente Dio scommette tutto su Giobbe. Tra l’altro questo accade senza che Giobbe lo sappia, infatti Giobbe non sente questo discorso. E satana subito si mette all’opera e vediamo subito l’altro lato della medaglia. Se Dio aveva permesso i tremila cammelli e i centomila buoi e tutte quelle cose, adesso vediamo che cosa fa satana quando si mette all’opera, lui che vanta una vera conoscenza di Giobbe! Sentiamo cosa fa:

13Ora accadde che un giorno, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del fratello maggiore, 14un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi, 15quando i Sabei sono piombati su di essi e li hanno predati e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo».

Cioè, gli hanno ammazzato tutto, gli han portato via tutto, ha perso tutto.

16Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: … 

quindi un fuoco che viene dal cielo; perché il demonio le cose le fa bene; nel suo male le fa bene. Il fuoco venendo dal cielo poteva gettare il discredito su Dio in Giobbe, poteva far in modo che Giobbe pensasse: ecco è Dio che mi odia… E Dio sta zitto, non dice una parola, corre tutto il rischio della fiducia. Dio è incredibile.

«Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è attaccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato io solo che ti racconto questo».

17Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldei hanno formato tre bande: si sono gettati sopra i cammelli e li hanno presi e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato io solo che ti racconto questo». 

18Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del loro fratello maggiore, 19quand’ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato io solo che ti racconto questo».

Giobbe, in una giornata, ha perso tutti i figli e tutti i suoi averi, ha perso tutto in un giorno. Da un giorno con l’altro, ha perso tutto quello che aveva. Questo fa il demonio! Il demonio — dice Gesù — è omicida, il demonio ammazza, il demonio ruba, il demonio è invidia, il demonio è gelosia, il demonio è cattiveria, il demonio distrugge cercando di far scaricare la responsabilità sul fuoco divino — capite: su Dio — quando invece è lui che fa queste cose. Il demonio è morte; non c’è gioia, non c’è festa, non c’è niente, c’è la morte, c’è la distruzione, c’è la desolazione.

Io vi invito a pensare, se capitasse a voi, a noi una cosa del genere, che tu in un giorno perdi tutto: famiglia e lavoro, cosa succederebbe?

20Allora Giobbe si alzò e si stracciò le vesti, si rase il capo, cadde a terra, si prostrò 21e disse: …

Questo è l’atteggiamento tipico dell’adorazione; cioè, dopo quello che gli succede, la prima cosa che fa Giobbe è adorare Dio; una cosa incredibile! Il primo atto che lui compie, appena ha perso tutto, è un atto di adorazione.

«Nudo uscii dal seno di mia madre, e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!».

C’è da meditare tanto su queste cose! C’è da meditare tanto su queste realtà così lontane da noi! A noi basta uno spillo, basta un millesimo di quello che è capitato a Giobbe e andiamo fuori di testa.

22In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.

Perché? Perché quello che è accaduto non veniva da Dio. Giobbe non ha attribuito a Dio ciò che non era di Dio. Noi invece cosa diciamo: “Perché il Signore permette questo? E perché il Signore non interviene? E perché il Signore permette il male? …”. Non ci fermiamo un attimo a pensare che, forse, tutto il male che capita nasce dal nostro peccato? Non è che tutta questa situazione, per caso, viene da tutte le scelte di male che noi abbiamo fatto? Chissà, magari, no? Ma non come castigo (perché noi pensiamo a quello), ma come conseguenza della mia scelta; perché ogni scelta ha una conseguenza, nel bene e nel male.

Ogni scelta ha una conseguenza, chiamiamola responsabilità o chiamiamola come volete. Giobbe non riconosce a Dio tutto questo male e si rimette nelle sue mani. Riconosce a Dio di averglielo dato, e rimette a Dio il fatto di aver perso tutto.

Voi direte: beh, è abbastanza quello che il demonio ha tolto a Giobbe, no? Ma il demonio è una bestia sanguinaria, il demonio è un leone insaziabile, al demonio non basta mai, il demonio è assetato di sangue, sempre, il demonio non ha pietà di nessuno, di niente. E infatti…

Capitolo 2

1Quando un giorno i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore, anche satana andò in mezzo a loro a presentarsi al Signore. 

C’è sempre un satana in mezzo ai figli di Dio, sempre! Quando i figli di Dio si radunano, c’è sempre un satana che è lì anche lui, o anche lei; c’è sempre un Giuda tra i discepoli di Gesù e sarà solo a causa di Giuda che Gesù verrà crocifisso, perché nessun altro riesce a mettere le mani su Gesù, se il tradimento non viene dall’interno. Stiamo attenti a non essere noi questo satana; stiamo attenti a non essere noi colui / colei che ospita questo tipo di conoscenza, di ragionamento, di perversione interiore. Noi, quando parliamo di perversione, pensiamo alle cose immorali, alle perversioni, magari sessuali o psichiatriche. Guardate, ci sono anche quelle, certamente, ma c’è una perversione del cuore, della mente che è molto più grave di queste cose. Questo leggere tutto capovolto, rovesciato in cattiva luce, questo mettere dubbi da tutte le parti, questo essere sospettosi. Fare questo è da satana, è da Giuda; Giuda faceva così con Gesù: vedeva tutto rovesciato, tutto quello che faceva Gesù era sbagliato, non andava bene. C’era sempre qualcosa che non andava bene! E se non era Gesù che sbagliava, erano quelli che stavano accanto a lui. La Maddalena unge Gesù con il nardo prezioso e non va bene: si poteva darlo ai poveri! A Giuda non va mai bene, infatti alla fine si impicca; certo! Ma che vita è questa vita! È una vita che vale la pena di essere vissuta? È una vita vivibile? Una vita bella? No! L’uomo ha bisogno di bellezza. Ad un certo punto se tu la bellezza la perdi, non riesci più, non ce la fai più.

2Il Signore disse a satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra che ho percorsa». 3Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male. Egli è ancor saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto contro di lui, senza ragione, per rovinarlo».

Che bella questa descrizione di Dio! È vera! E Dio, ancora una volta, sottolinea la bellezza di Giobbe.

4Satana rispose al Signore: «Pelle per pelle; tutto quanto ha, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. 5Ma stendi un poco la mano e toccalo nell’osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia!».

Cioè, gli ha portato via tutto, l’ha lasciato nudo e adesso dice: non mi basta, voglio toccarlo nella sua persona. Questa è veramente la cattiveria allo stato puro; più di così non si può. Quando noi sposiamo questa logica, noi diventiamo così. Stiamo attenti noi stessi.

6Il Signore disse a satana: «Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita».

Perché Dio glielo dice? Perché sennò quello lì l’avrebbe ucciso. Dio pone un limite e dice: tu non lo puoi uccidere, tutto il resto sì. Ma perché pone il limite? Perché sa benissimo che, se non lo ponesse, il demonio lo avrebbe ammazzato, perché il demonio è omicida.

7Satana si allontanò dal Signore e colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo. — non ha lasciato fuori niente! È diventato tutto una piaga —  8Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere.

Quest’uomo, veramente, è granitico! Non so se vi è mai venuto un eczemino grande come una moneta da 5 lire su un braccio? Se vi ha punto una zanzara, qualche volta si arriva al sangue perché non ce la fai più, diventi matto dal prurito; non puoi stare seduto nella cenere che ti sporca tutto. E Giobbe ci sta, perché fa penitenza. Quest’uomo che non ha fatto niente di male, che gli è venuta addosso la catastrofe, si mette a fare adorazione e penitenza. Adesso attenti a cosa succede; succede la cosa più terribile del terribile possibile. Ha perso tutto, ha perso i figli, ha perso il lavoro, ha perso la ricchezza, ha perso tutto; gli viene addosso una piaga maligna nel corpo, mancava ancora una cosa, l’ultima.

9Allora sua moglie disse: «Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!».

Questa, veramente, è una pugnalata a pieno petto frontale, cioè proprio: t’ammazzo! L’ultima persona che gli era rimasta, la  persona che avrebbe dovuto amarlo e consolarlo gli si rivolta contro.

10Ma egli le rispose: «Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! — che lucidità, che verità porta dentro quest’uomo! — Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?».

Lui non sa del dialogo tra Dio e satana! E quindi dice: se è venuto sarà stato il Signore che l’ha permesso! Ma se permette il bene e lo accetto perché, se permette il male, non lo accetto? Allora vuol dire che ho un interesse nei confronti di Dio. 

Ma cerchiamo di analizzare la frase della moglie che diventa proprio l’incarnazione di quella logica satanica che abbiamo visto fino adesso. Ecco un caso chiaro di una persona che si è fatta prendere da questa conoscenza, da questa verità rovesciata. Potremmo dare un titolo a questo tema di cui potremmo parlarne per tre anni; potremmo intitolarlo: “La ribellione sensata”. La ribellione sensata è la più grande forma di tentazione, non c’è tentazione peggiore di questa, guardate. È una “ribellione motivata”, cioè, quando a fondamento ci sta un motivo, una ragione oggettiva, visibile, riscontrabile da più persone e questa evidenza diventa motivo, diventa ragione, diventa ragionevole per sostenere la ribellione, ecco perché l’ho chiamata la ribellione sensata. La moglie, infatti, consiglia a Giobbe, con sensatezza, con ragionevolezza, con motivazione di ribellarsi a Dio.

Noi avremo sempre — speriamo non dentro di noi, ma sicuramente attorno a noi — qualcuno che ci spingerà alla ribellione sensata, a cedere a questa tentazione: mi ribello perché… disobbedisco perché… C’è un perché evidente, quindi io mi ribello. La risposta di Giobbe è una risposta che può dare solamente uno che vive di fede, che veramente è amico di Dio. Lui non si mette a disquisire tanto con la moglie, le dice: “Guarda, tu sei una stolta; hai parlato proprio come una stolta” e ributta addosso a lei tutto il suo male. E poi fa una domanda logica: «Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?» Fine del discorso, basta. Infatti, lei non risponde niente! Lei non c’è, lei non è in asse, lei non è dentro la logica di Dio, lei è dall’altra parte e infatti non c’è dialogo; che dialogo vuoi fare!

Ma ancora non siamo arrivati veramente al fondo del barile; non ancora! Perché il fondo del barile, sapete, si può grattare, si può tirar su con le unghie e andare ancora più giù. E noi infatti adesso vediamo quanto andremo più giù, perché, capite, qui siamo al capitolo due, il libro di Giobbe ha quarantadue capitoli, capite? Ne succedono di cose in quarantadue capitoli! E queste cose che succedono non succedono con la moglie, non succedono col demonio, ma succedono con qualcun altro, perché, anche queste tre figure (che vedremo) ci sono sempre nella vita.

In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.

11Nel frattempo tre amici di Giobbe — “amici”; stiamo attenti agli amici, o sedicenti tali — erano venuti a sapere di tutte le disgrazie che si erano abbattute su di lui. 

Vedete le crocerossine? Quelli che devono salvare il mondo, quelli che hanno la verità in tasca, quelli che sanno bene come gira la questione, quelli che devono andare a fare i consolatori… 

Partirono ciascuno dalla sua contrada, Elifaz il Temanita, Bildad il Suchita e Zofar il Naamatita, — potremmo dire: tre disgrazie viventi; c’è da pregare Dio di non avere mai accanto a noi nessuno che sia uno di questi tre, perché c’è da morire — e si accordarono per andare a condolersi con lui e a consolarlo. — Capito? Loro partono per condolersi e per consolarlo … —   12Alzarono gli occhi da lontano ma non lo riconobbero e, dando in grida, si misero a piangere. — Fanno anche le sceneggiate; sono anche dei bravi attori — Ognuno si stracciò le vesti — cioè, loro, ai quali non è successo niente, si stracciano le vesti, gridano, piangono; Giobbe, invece, che è dentro nella disgrazia, è fermo, composto, seduto, che si gratta col coccio dentro nella cenere, capite? C’è un po’ di differenza, no? — e si cosparse il capo di polvere. 13Poi sedettero accanto a lui in terra, per sette giorni e sette notti, e nessuno gli rivolse una parola, perché vedevano che molto grande era il suo dolore.

Questa è l’unica cosa giusta che hanno fatto nel loro venire: tacere. Ecco, sette giorni di silenzio sono l’unica cosa saggia che hanno fatto perché poi, quando cominceranno a parlare, si salvi chi può.

E, prima di concludere, vorrei solamente leggere due righe del capitolo 3, perché questo è importante. Siccome noi parliamo tanto del silenzio, dell’importanza del silenzio, il valore del silenzio, saper far silenzio, però, sapete, dobbiamo intenderci bene …

1Dopo, Giobbe aprì la bocca e maledisse il suo giorno; 2prese a dire:

3Perisca il giorno in cui nacqui

e la notte in cui si disse: «E’ stato concepito un uomo!».

4Quel giorno sia tenebra,

non lo ricerchi Dio dall’alto,

né brilli mai su di esso la luce…

Stiamo attenti perché nel silenzio in un uomo retto, come Giobbe, si può coltivare l’ira o altre passioni. Quando lui inizierà a parlare, farà un processo a Dio.

Ecco, questo per dire che non basta fare silenzio, non basta pregare. Noi dobbiamo sempre chiederci qual è la qualità del mio silenzio, qual è la qualità della mia preghiera; cioè, dopo il silenzio la mia vita com’è? Quali sono le prime parole che io pronuncio dopo il silenzio e dopo la preghiera? Ci sono persone che dopo tre ore di preghiera ti morsicano. Ci sono persone che dopo due ore di preghiera ti rispondono male. Ci sono persone che dopo due ore di preghiera non hanno neanche due dita di pazienza. Ci sono persone che escono dalla chiesa, prendono in mano il telefono e viene giù il mondo! Ecco, vuol dire che quella preghiera non c’è, non c’è stata; due ore buttate via. Sono state in chiesa, hanno guardato l’architettura, hanno fatto un po’ di meditazione trascendentale, ma non hanno fatto preghiera. Se noi veramente incontriamo Dio, dal momento successivo al silenzio ci deve essere una ben precisa manifestazione, che non è questa.

Vedremo che gli amici di Giobbe, in conclusione, diranno una cosa sola: “Se ti sono capitate tutte queste disgrazie è perché tu hai fatto qualche peccato”. Dio sta zitto per parecchio tempo, quando poi Dio parlerà, dirà delle parole ferocissime contro i tre amici. Giobbe userà nei confronti di Dio delle parole molto forti; Giobbe definirà Dio “torrente infido dalle acque incostanti” cioè, non è proprio una litania bella. Quando interverrà Dio: gli amici difendono Dio e attaccano Giobbe; Giobbe continua a dire che lui non c’entra, non ha fatto niente e “attacca Dio” ma Dio dirà: “Voi avete detto il male di me; il mio servo Giobbe ha detto il vero. Solo la preghiera del mio servo Giobbe vi salverà, sennò non c’è speranza per voi”.

Questo cosa vuol dire? Vuol dire che noi dobbiamo stare attenti a fare le scatole perché Dio nelle scatole non ci sta; quindi, non possiamo categorizzare troppo Dio e dire: “Se succede così, vuol dire così; se succede così, vuol dire cosà”, no, non è detto, può essere, ma non è detto. Come si fa a riconoscere? Ci vuole una grande vita spirituale, una grande capacità di discernimento, una grande esperienza di Dio che mi permetterà di poter dire: “Quello che mi sta succedendo non è dovuto ai miei peccati — nel senso di conseguenza delle mie scelte — ma quello che mi sta succedendo potrebbe essere letto anche come un atto di fiducia di Dio nei miei riguardi, un atto di amore di Dio che, nel mio caso, si manifesta così”. Però, comunque, c’è bisogno di una grande vita spirituale. 

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

Informazioni

Padre Giorgio Maria Faré ha tenuto queste catechesi tutti i lunedì alle ore 21 presso il Convento dei Padri Carmelitani Scalzi di Monza.

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