Carità, conoscenza e pieno discernimento

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di venerdì 30 ottobre 2020

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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CARITÀ, CONOSCENZA E PIENO DISCERNIMENTO

Eccoci giunti a venerdì 30 ottobre 2020, abbiamo ascoltato la Prima Lettura della Santa Messa di oggi tratta dal cap. I della Lettera ai Filippesi di San Paolo Apostolo vv 1-11.

Impossibile dire tutto quello che potrebbe emergere da questo testo perché è veramente tanto, alcuni spunti:

“Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi.”

Ricordarsi di qualcuno per ringraziare il Signore. Noi ricordiamo le persone per tanti motivi, forse non per ringraziare il Signore, invece è importante quando noi ricordiamo le persone e innanzitutto quando diciamo grazie a Gesù per avercele donate. Ogni persona, soprattutto se è un fratello o una sorella nella fede, se è qualcuno che condivide la nostra fede, il nostro credere in Gesù, il nostro affidarci a Lui, è motivo di grande riconoscimento al Signore, dobbiamo essere veramente tanto grati a Dio, perché ci dà un fratello e una sorella nel cammino, veramente tanto grati a Dio.

“Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi.”

Dovremmo ringraziare il Signore dalla mattina alla sera, se noi ci ricordassimo delle persone che abbiamo accanto, o delle persone che abbiamo lontano, che però hanno avuto per noi e hanno per noi un ruolo importante.

“Sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo”

Questo è sicuramente verissimo, si prega con gioia quando si sa di essere uniti, di essere insieme ad altre persone che cooperano per il Vangelo, è sempre bello sapere che a questo mondo ci sono persone che cooperano per il Vangelo, e si fa sempre con gioia pregare per queste persone.

“È giusto, del resto, che io provi questi sentimenti per tutti voi, perché vi porto nel cuore, sia quando sono in prigionia, sia quando difendo e confermo il Vangelo, voi che con me siete tutti partecipi della grazia.”

Sentite l’umanità cristiana di San Paolo. L’ho detto spesso nelle catechesi delle volte scorse:

  • Noi chi portiamo nel cuore? Chi abbiamo nel nostro cuore?

Sono domande con le risposte aperte, ciascuno di noi ogni giorno deve rispondere a questa domanda:

  • Io chi porto nel mio cuore?

Gesù, certo. E dopo Gesù chi porto nel mio cuore, chi ho dentro nel mio cuore, chi custodisco nel mio cuore, il Volto di chi, di quanti porto nel mio cuore?

“Ma io come faccio a sapere se quella persona la porto nel mio cuore oppure no?”

Io posso voler bene anche al gatto, alla tartaruga, al criceto, alla formichina, a tante cose, a tante persone, anche alla mia penna posso voler bene, perché gli sono affezionato ma non la porto nel cuore, non porto nel cuore la tartaruga, la mia bicicletta, il gatto.

Allora come faccio sapere se quella persone per me è come il gatto oppure se la porto nel cuore?

C’è un criterio che ci regala San Paolo:

“Sia quando sono in prigionia, sia quando difendo e confermo il Vangelo, voi che con me siete tutti partecipi della grazia.”

Io so chi porto nel cuore, nella misura in cui è partecipe con me della Grazia di Dio, sia che io stia male, che viva una sofferenza, sia che io difenda, sia che io confermi, in tutte le situazioni di sofferenza, di lotta, di affermazione, io ti porto nel cuore. Non porto nel cuore il mio gatto  mentre sto difendendo il Vangelo, mentre sto affermando il Vangelo, mentre sono prigioniero per il Vangelo. Io porto nel cuore in quei momenti Gesù e coloro che con me sono partecipi della Grazia, come dice San Paolo.

Nei momenti di fatica, di lotta, tu oltre a Gesù chi hai nel cuore in quel momento? Chi è con te anche se non è lì presente anche fisicamente?

Quel volto se è lì, tu lo porti nel cuore, se tu riesci ad averne cura anche mentre combatti, di quei volti e di quelle persone, li porti nel cuore. Avere cura vuol dire pensare a loro, preoccuparsi per loro, assicurarsi che stiano bene, avere cura vuol dire tutto.

“Sia quando sono in prigionia, sia quando difendo e confermo il Vangelo”

Sempre.

“Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù.”

Che tutti siano in Cristo Gesù.

Mi ricordo tanti tanti anni fa, che andai a trovare un Sacerdote in ospedale che aveva subito un intervento chirurgico molto pesante, tante ore di sala operatoria, io ero in camera sua ad aspettare che salisse. Poi sale, ancora addormentato dall’anestesia, mi vede che sono lì, io mi avvicino e gli prendo la mano, appena apre gli occhi la prima cosa che mi ha detto è stata:

“Giorgio come sta quel ragazzo là?”

Era un giovane che conoscevamo entrambi che era in un momento di fatica.

Sono rimasto sbalordito. Questo vuol dire portare nel cuore qualcuno. Questa sua testimonianza mi ha fatto proprio pensare e capire questa espressione di San Paolo, questo portare nel cuore questo vivo desiderio. Abbiamo bisogno di Sacerdoti, di educatori, di papà, di mamme, di suore, di docenti, di maestri che abbiano nel cuore questo desiderio.

“Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù.”

Anche quando si insegna, non si può andare a fare lezione con le dispense in mano, leggerle, fare il programma, arrivare alla fine e saluti e arrivederci.

Vi ricordate alle elementari, che bella figura che era la maestra delle elementari, poi si perde lungo gli anni, perché poi arrivano i professori, il corpo docente ma alla fine si dimenticano, mentre la maestra delle elementari io me la ricordo ancora, i professori non me li ricordo più, sono scivolati via, non tutti grazie al Cielo.

Chi è che rimane?

Rimane chi ti è maestro di vita, di scuola, di pensiero, coloro che effettivamente ti insegnano uno stile, un metodo, coloro che hanno a cuore la tua vita come persona, che è importante che sia anche aperta alla conoscenza. Lo capisci quando hai davanti una persona che vuole riempirti la testa come una zucca di nozioni, e quando hai davanti una persona che vuole insegnarti ad apprendere, a conoscere, che vuole comunicarti una passione, che non è interessato al programma ma è interessato a te, alla tua maturità che consisterà anche nello svolgimento di un programma ma il programma è in funzione della tua maturità, non il contrario. Questo è San Paolo, San Paolo è stato proprio un bravo maestro.

“E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento”

La carità deve conoscere, perché se no non è carità. La tua carità deve crescere in conoscenza e pieno discernimento, perché tu possa distinguere ciò che è meglio. La carità, l’amore, serve per conoscere e per discernere ciò che è meglio.

“Ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo”

La Carità è strettamente legata alla conoscenza e al discernimento. Per poter discernere devi conoscere, per poter conoscere e veramente discernere devi amare. Innanzitutto l’amore fonda la tua conoscenza che permette il tuo discernimento. Solamente se tu veramente ami puoi veramente conoscere e ciò che conosci ti serve per discernere, per distinguere se no confondi.

Cosa devo distinguere?

Innanzitutto il bene dal male, ma non solo, devi distinguere il bene dal meglio che è molto più difficile, quindi tra due cose buone devi scegliere la migliore. Il voto del meglio è il voto arduissimo di cui parla San Carlo, è difficilissimo perché appunto ci chiede di scegliere di fatto sempre Gesù Cristo in tutto, prima di tutto e prima di tutti. In questa maniera noi possiamo essere integri e irreprensibili, belli e fanciulli, innocenti, semplici. Non è uno sforzo della volontà.

“La vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento”

E’ difficile crescere nella conoscenza e nel discernimento perché è difficile avere una carità vera.

Quando facciamo una scelta dobbiamo chiederci:

“La scelta che facciamo è per il meglio, è la migliore oppure no? “

Vi auguro di cuore di crescere in questa carità che si fonda su una conoscenza e su un pieno discernimento.

La mia nonna quando ero bambino, i miei genitori lavoravano, così partivo con la mia nonna e mio nonno e andavamo via per tutto il tempo della sospensione della scuola, giugno, luglio e agosto, per un po’ di mare e un po’ di montagna. Tutti mi dicevano che ero fortunatissimo ad andare via, ma io ridevo perché non conoscevano le mie vacanze, ho visto dei posti bellissimi, la fede è sempre stata salvaguardata, la Messa e le preghiere, ma la mia nonna aveva due motti:

“Se non studi diventi ignorante e bisogna studiare sempre fino a quando non si muore”

Badate che lei aveva la quarta elementare, non era una dottoressa. Da questo motto le conseguenze sono state che, io partivo per le vacanze, e dopo due settimane di vacanze io avevo già finito tutti i compiti delle vacanze, avevo già sistemato tutto, però finiti i compiti delle vacanze siccome bisogna studiare sempre, e se non studi diventi ignorante, allora se li inventava lei i compiti. Il mattino era consacrato allo studio, ma tutto il mattino non un’oretta. Si inventava i compiti di matematica, i compiti di italiano. Un tempo la quarta elementare era come oggi la laurea, era ben in grado di farmi fare i compiti. Poi quando finivo di scrivere c’era la parte della lettura, leggere ad alta voce e fare i riassunti.

E’ importante la conoscenza perché se non conosci non puoi capire.

Lei me lo diceva sempre, mi diceva:

“Vedi Giorgio, i tuoi trisnonni erano medici, loro studiavano sempre, bisogna studiare sempre perché se no non sarai mai in grado nella tua vita di fare un discorso”

Noi abbiamo perso credo questo amore sano per il sapere, per la conoscenza, non sappiamo più discernere, non sappiamo più distinguere non solo il bene dal meglio, ma anche il bene dal male, infatti la nostra carità non cresce, perché se non c’è conoscenza e discernimento la carità rimane ferma.

Pensate alla fine di un’estate, vedevo che mia nonna scriveva sempre su un quadernino rosso, alla fine di quell’estate lei mi diede questo quadernino rosso con su una macchinina, mentre io facevo i compiti lei mi aveva ricopiato sul quadernino rosso, scritto a mano da lei, molte delle frasi dei Libri Sapienziali, della Scrittura, di Salomone, della Sapienza, del Vangelo, quelle che le piacevano di più.

Ho questo quadernino con tutte le sue frasi più belle e la dedica finale, dove lei me lo consegna come un tesoro da tenere sempre con me, perché lì c’è dentro un po’ tutto il suo pensiero e poi lei mi ha scritto delle lettere per il futuro, con tutte le sue riflessioni e cautele da osservare.

Quanto sono attuali quelle lettere, ma se non conosco, se non ho a cuore il sapere, il dedicare tempo, se non mi dedico a queste cose, cosa rimane della mia carità? Cosa rimane del mio amore?

E la benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e con voi rimanga sempre. Amen.

Sia lodato Gesù Cristo.

Venerdì della XXX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

PRIMA LETTURA (Fil 1,1-11)
Colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.

Paolo e Timòteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi: grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.
Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi. Sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.
È giusto, del resto, che io provi questi sentimenti per tutti voi, perché vi porto nel cuore, sia quando sono in prigionia, sia quando difendo e confermo il Vangelo, voi che con me siete tutti partecipi della grazia. Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù.
E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

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