“Comunione spirituale e comunione psichica” da “Vita comune” di D. Bonhoeffer. Parte 10

Comunione spirituale e comunione psichica

Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: “Comunione spirituale e comunione psichica” tratta dal testo “Vita comune” di Dietrich Bonhoeffer.
Martedì 24 gennaio 2023

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

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VANGELO (Mc 3, 31-35)

In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

Testo della meditazione

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Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a martedì 24 gennaio 2023. Oggi festeggiamo san Francesco di Sales, Vescovo e Dottore della Chiesa.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal terzo capitolo del Vangelo di san Marco, versetti 31-35.

Continuiamo la nostra lettura del libro Vita Comune di Dietrich Bonhoeffer. Scrive:

Ma l’opposizione fra realtà spirituale e realtà psichica raggiunge la massima chiarezza in base alla seguente osservazione: nella comunione spirituale non c’è mai e in nessun modo un rapporto «immediato» dell’uno all’altro…

Nella comunione spirituale non c’è mai un “andare da me a te” direttamente.

… mentre nella comunione psichica si alimenta un profondo, primitivo desiderio psichico di comunione…

 C’è un desiderio di comunione; lui parla di un desiderio profondo e primitivo.

… di incontro diretto con altre anime umane, analogo al desiderio della carne di unione immediata con un’altra carne. 

Dobbiamo stare attenti a quando diciamo: “Io desidero; io ti desidero; io desidero la tua amicizia, la tua fraternità”. Che desiderio è questo? Dobbiamo stare attenti alle parole che diciamo e che ci vengono dette, perché dire: “Io desidero profondamente io ci tengo tantissimo”, potrebbe essere, sì, un desiderio di comunione, ma di comunione psichica e non spirituale, perché, ripeto, come ha detto Bonhoeffer, potrebbe essere un desiderio diretto, immediato.

Questa brama dell’anima umana cerca la completa fusione di io e tu, sia nel senso dell’unione dell’amore, sia nel senso, in ultima analisi identico, dell’assoggettamento dell’altro alla propria sfera di potere e di influenza.

Per noi è un sogno! Grazie al Cielo non per tutti noi, ma per molti di noi questo è un sogno, un sogno profondamente accarezzato: che qualcuno abbia questa brama di fusione con noi; essere fuso l’uno nell’altro e stiamo parlando di amore, di fusione nell’amore! Ovviamente non è l’amore insegnato da Gesù e insegnato dalla Scrittura e Bonhoeffer dice di stare bene attenti perché a questo livello psichico questo fondersi l’uno nell’altro, questa unione d’amore, di fatto, è un assoggettamento dell’altro al proprio potere e alla propria influenza. 

Questo livello di unione e la realizzazione di questo desiderio di unione sono possibili, di fatto, a una condizione: che tu ti sottometta al mio potere e alla mia influenza. Allora saremo fusi per sempre, amici per sempre; allora, come si dice oggi, “ti sei consegnato”, “ti sei dato”, hai capito finalmente che cosa voglia dire “vivere la komunità”! In realtà non ho capito niente di queste cose e mi sono semplicemente assoggettato alla tua sfera di potere, alla tua sfera di influenza accettando te come “mio signore e mio Dio”, come padrone della mia vita, solo che tu sei un uomo e non sei Dio e questo è un problema. 

Qui trova modo di imporsi chi è psichicamente forte, egli si procura l’ammirazione, l’amore o la venerazione di chi è debole. 

Ovviamente, chi è forte di chi si circonda? Chi ha una personalità forte di chi si circonda? Voi chiederete: “Forte quanto?”. In realtà adesso vi dirò di chi si circonda e capirete che non è forte, però presenta una certa forza in relazione ai deboli. Chi ha questo carattere che cerca di assoggettare l’altro, chi ha questa tensione psichica di volere assoggettare gli altri e riconoscerli come “altri” tanto quanto loro si assoggettano al suo potere e alla sua influenza, si circonda degli “yes man”, degli “uomini del sì”. Potremmo dire che si circonda di “sì” umani che gli danno ammirazione, amore e venerazione. Ovviamente, sono dei deboli, Chi è così non può avere accanto che dei fragili, degli inconsistenti, perché, di fatto, se non fosse così, dovrebbe sostenere una lotta continua del territorio; siccome non è capace di una comunione pneumatica, quindi spirituale, allora sarebbe in continua lotta con qualcuno per il territorio. Tradotto: “O tu ti inginocchi e mi adori e riconosci la mia superiorità su di te, oppure dobbiamo lottare” perché questo genere di persona non può accettare un confronto sereno in cui riconosce l’alterità e la ricchezza dell’altro. Non esiste, perché lui è l’unico, il ricco, il capace e non può pensare che ci sia qualcuno migliore di lui, che veda oltre lui (o lei, è uguale!). Così si circonda di tutti questi “uomini del sì”, di questa “collina dei conigli” che vivono tutti sottomessi al suo potere e che — parte fondamentale — gli danno ammirazione, amore e venerazione, il tributo che devono offrire.

Non dimentichiamo che questo genere di realtà, di comunione è puramente psichica con tutto quello che significa “psichica”: non c’è niente di spirituale qui dentro! Non c’è sicuramente una ricerca di verità, di libertà, di un confronto serrato in vista di un miglioramento, di una continua rinascita. 

La storia è piena di questi casi: se tu non ti omologhi, se non accetti il potere esercitato da quell’uno o da quel gruppuscolo di “pseudo-forti” che, in realtà, non sono forti, perché la loro forza sta nel fatto che si schermano da un possibile e vero confronto, dibattito, da una possibile e vera comunione. Questo perché fare comunione, fare fraternità, amarsi non significa che io cado in ginocchio e ti adoro (lo abbiamo visto e lo vedremo), ma significa riconoscere un terzo, che è Gesù, che diventa il metro di misura, il modello. Non “io o tu”, perché nessuno può essere modello per l’altro, unità di misura per l’altro, non è possibile!

Riconoscerete questi tali descritti adesso — questi della realtà psichica, dell’assoggettamento, dell’imposizione — per il fatto che accusano gli altri (e non se stessi), a destra e a manca, di essere degli assoggettatori, gente che esercita il potere, di essere influencer nel senso più crudo del termine, dei plagiatori. È un paradosso, ma funziona tutto così perché il male che ho dentro non lo vedo in me, ma lo vedo negli altri. Questi tali vedono plagiatori ovunque, li vedono in tutti, tutti sono plagiatori! 

La cosa buffa è che tutti sono plagiatori, è un po’ come Erode che vedeva in Gesù il suo antagonista: gli è bastato sentire la parola “re” ed è andato fuori di matto pensando al dominio, all’assoggettamento, al potere che gli sarebbero venuti meno. Classico, no?

Questo genere di realtà psichica che cosa produce? Morte! Quando vede che i Magi lo hanno perso in giro, che questo bambino, questo “nuovo re” è nato, gli porterà via il potere e lui non saprà mai dove sia, Erode che cosa fa? Ammazza tutti “per non saper né leggere né scrivere”, dai due anni in giù, via! Li ammazza tutti! La strage degli innocenti: questo è quello che produce colui o colei che vive di questa realtà psichica. Arriva lì: il terrore di perdere il potere, l’assoggettamento, l’influenza, l’amore, la venerazione, l’ammirazione degli altri lo porta a fare strage, a distruggere la vita delle persone. 

Dobbiamo stare sempre molto attenti e dobbiamo guardarci e chiederci: “Ma io che garanzia ho che non sto vivendo di questa realtà psichica?”. Penso che una garanzia sia quella di rispondere a questa domanda: “Quanto permetto a chi mi sta intorno di contraddirmi?” Non per il gusto di contraddire, ma per quel gusto bello del contraddittorio! “Quanto permetto la discussione, la messa in dubbio (nel senso giusto della ricerca) di quanto io sto dicendo, facendo, proponendo? Quanto sono disposto a correggere il tiro, a cambiare parere, a dire che ho sbagliato e che tu hai visto meglio di quello che ho visto io?”. 

Qui i legami umani, le suggestioni, la dipendenza sono tutto

Certo: a livello psichico immediato il legame umano, la suggestione e la dipendenza sono un tutt’uno: è quello che vogliono! Secondo questo criterio, secondo questo modello e questo “personaggio”, tu sei tanto bravo, maturo, cresciuto quanto tu sei dipendente, quanto tu sei legato a me e quanto tu ti lasci suggestionare. Poi ti lascio anche uno spazio di libertà, come il guinzaglio del cane che, se vuole andare a fare un po’ di pipì qui vicino, va bene, cinque metri massimo, ma: “Resti al mio guinzaglio, non sei sciolto e non vai dove vuoi”.

Il concetto della dipendenza è bello: avere una vita che non sia autoreferenziale e che abbia capito la bellezza di lasciare la parola ultima a qualcun altro di autorevole, questo è assolutamente un messaggio totalmente cristiano ed è anche molto bello. Pensate al valore grande della dipendenza di un bambino verso la mamma e il papà che è poi un “circolo virtuoso”: nasciamo dipendenti dai nostri genitori in tutto e moriamo dipendenti dai nostri figli, di solito quando poi si invecchia, torniamo dipendenti dai nostri figli che dovranno curarci. Questa è una dipendenza sana e più che doverosa, così come – mi vengono in mente degli esempi – quella dai Santi, il loro affidarsi.

Ma, in questo caso psichico, la dipendenza è un legame diretto immediato tra me e te: non c’è nessun altro e non deve esserci nessun altro! L’uomo psichico a questo livello non ammette che tu abbia accanto qualcun altro diverso da lui che, in qualche modo, possa avere una parola autorevole su di te perché la sua parola è il diktat su tutto, di tutto a 360 gradi e tu devi dipendere totalmente senza poter avere accanto un’altra persona.

Succede anche nel matrimonio dove, ad esempio, non si ammette che il marito o la moglie abbiano un amico o un’amica; oppure che uno vada a confessarsi: “Che cosa hai detto al confessore, quali peccati hai detto?” Ma siamo impazziti? “A tuo marito devi dire tutto!” No! No! Bisogna star attenti perché si può diventare gelosi anche del prete o del confessore! “Chissà mia moglie che cosa le viene a dire!” Cosa vuole che mi venga a dire? I suoi peccati!

Se sono a questo livello, vedo chiunque si avvicini un po’ troppo come un attentatore al mio potere; un attentatore alla mia influenza; qualcuno che la possa mettere in discussione; qualcuno che possa aprire gli occhi di chi è assoggettato a me; qualcuno che mi possa dire: “Ma che cosa stai facendo? Non vedi che personaggio hai davanti? Non vedi a chi ti sei dato in mano? Non vedi da chi dipendi? Non vedi che ti sta portando via tutto, innanzi tutto la capacità di pensare da solo, di avere un’auto-riflessione serrata, vera, bella? Non vedi che la tua vita è cambiata?”.

Gli uomini del sì, gli yes-man, hanno una vita orrenda, una vita priva di entusiasmo, di energia, priva dell’esserci, di un sano protagonismo piatta! Tanto tutta la loro vita è riferita all’uomo del potere; è tutta lì; è tutta al servizio suo, non di Cristo, non della verità, non degli altri, non della carità, no: al servizio di chi esercita il potere che poi dà loro il pezzo di carne per sfamarsi, assicura la protezione sul territorio oppure il riconoscimento, dà un posto al sole. 

Avete presente il film “Il Re Leone“? Scar è una figura assolutamente inquietante, frustrata, deprimente, meschina, che poi si scoprirà essere l’assassino del padre di Simba. Interessante, no? Questo pseudo-zio, che sembra essere quello che…, ma di fatto è interessato solo al potere, è l’assassino del papà del Re Leone. E Scar da chi è circondato? 

Mentre il Re Leone è circondato dalle leonesse, è circondato dalla vita, dalla generazione della vita, dell’apertura alla vita; mentre il Re Leone è circondato da una vera comunità — se non avete visto il cartone animato, guardatelo perché è bellissimo — in cui le leonesse fanno il primo grande cerchio attorno al Re e poi c’è tutta la savana… paradossalmente anche le prede come le gazzelle e le antilopi fanno parte del regno di vita del Re Leone, perché il suo regno si estende su tutta la bellezza della savana, fino al topolino più piccolo a partire dalle leonesse. Il regno del Re Leone è quindi un regno variegato, molto misto, variopinto dove regnano la totale diversità, l’alterità bella che è equilibrio; attorno al Re stanno le leonesse che rappresentano la comunità e la vita.

Scar da chi è circondato? Dalle iene! Ecco gli yes-man! Bestia più schifosa, più “sbavosa”, più brutta non c’è: non riesco a pensare a una bestia più brutta di questa nella savana. Va bene che tutte le bestie avranno la loro bellezza in quanto create da Dio, ma la iena è proprio brutta! Se tu la vedi, sembra un errore della natura: corta, tozza, fa un verso schifoso, perde in continuazione la bava, va in cerca di carogne, di bestie morte, di putrefazione terribile una bestiaccia! Io non ho mai sentito chiedere: “Che cosa ti hanno regalato a Natale?” — “Un bel pupazzo della iena ridens”. Nessuno ha in casa un peluche di iena ridens! Nessuno ha mai regalato a un bambino il peluche di una iena: ci sono il panda, il leone, la giraffa, il coniglietto, l’orso, ma nei Trudi voi non vedete mai una iena! Mai vista una iena nei Trudi perché è brutta e, se gli regali una iena, al bambino vengono gli incubi notturni, povera stella; a parte che ti ricoveriamo perché nessuno va a regalare un pupazzo di iena a un bambino!

Chi esercita questa realtà psichica è come Scar: si circonda di iene che poi, di fatto — anche questo è un paradosso su cui potremmo parlare mesi e sul cartone di Re Leone potrei farci una catechesi di dieci lezioni — non fanno comunità con Scar, questo leone fallito. Gli stanno attaccate solo per interesse, perché cercano un posto al sole e non hanno una garanzia, ma quando sarà il momento difficile, le iene fuggiranno: le iene non sono come le leonesse pronte a difendere il Re Leone fino alla morte; le iene scappano, non salvano nessuno, pensano solo a se stesse. E, ricordate, nel cartone animato, quando Scar prende il potere per un po’ di tempo, tutto è desertificato, tutto è brullo, tutto è morto, persino gli alberi avevano perso la loro bellezza: Scar semina morte! Purtroppo a questo mondo ci sono degli Scar, ci sono quelli che “Dopo di me, il diluvio! O con me o niente! O siete miei o siete di nessuno: non c’è vita senza di me!” 

Gesù lo può dire perché Gesù è la vita: “Senza di me non potete fare nulla”, ma un uomo non lo può dire, se non mettendosi in questa prospettiva psichica che è terribile! 

So che si potrebbe dire: “Sì, ma quando regna Scar, fa comodo avere un posticino tranquillo e non essere al posto delle leonesse perseguitate”, ma la storia paga sempre. Pensate a personaggi come Hitler, come Stalin e come tanti altri: sembrava fossero i dominatori del mondo, sembrava che dovessero durare per sempre. Pensate a personaggi come Nerone! Uno dice: “Va beh, più di questo non c’è nessuno; questo veramente metterà in ginocchio il mondo e bisogna stare con lui”. In realtà, tutto finisce, soprattutto queste realtà psichica sono destinate al fallimento, vanno in autocombustione. Solo che, se sei iena, in quel momento vai in combustione anche tu: questo è il problema!

 C’è un bellissimo film ambientato al tempo del Nazismo: “La Rosa Bianca”. È un film bellissimo che vi consiglio di vedere. In questo film un gruppo di giovani organizza una ribellione intelligente al potere del Nazismo, poi questi giovani vengono presi… non vi racconto come la storia va a finire, guardatelo! 

Uno potrebbe domandare: “Sì, ma io, intanto, perché dovrei resistere? Tanto non posso nulla contro il potere di questi “Nerone” di turno! ”.  Il punto è che non è che dobbiamo per forza opporci e resistere in funzione di avere subito una risposta, ma dobbiamo farlo in funzione del fatto che non possiamo accettare di essere assoggettati, di essere resi schiavi, di perdere la nostra libertà di figli di Dio, di vederci legati da questi legami puramente umani e da questa dipendenza patologica, perché noi siamo “altro”, indipendentemente dal fatto che si ottenga quello per cui uno dice — come loro — che è giusto lottare!

E Bonhoeffer conclude:

e in questa comunione immediata delle anime risulta completamente deformato il carattere specifico e originario della comunione mediata da Cristo.

A un certo punto, se sei onesto, ti guardi e devi dirti: “Ma questa è comunione; si può chiamare “amicizia”; è fraternità? Ma questo è lo stare insieme voluto da Gesù? Presenta i tratti della vita; qui c’è vita? In questo nostro stare insieme c’è vita?”

Purtroppo preferiamo morire iene; preferiamo morire circondati dalla morte; preferiamo morire lamentandoci di tutto e di tutti, tranne che di noi stessi; preferiamo morire accettando l’assoggettamento al compromesso che non morire liberi!

C’è un film (oggi mi vengono in mente i film!) c’è un film che, però, è molto, molto violento, molto pesante e non vi dico di guardarlo tutto perché è veramente molto violento e anch’io non sono riuscito a guardarlo tutto perché mi ha dato molto fastidio, però la storia è molto interessante. Si intitola “300“: è la storia dei trecento spartani che, unici, si ribellano al regno di Serse, l’imperatore persiano e lo aspettano alle Termopili per dire: “No, di qui non passi!”. 

Sono trecento contro un esercito sterminato, l’esercito di Serse, l’esercito persiano con tantissimi uomini, persino gli elefanti… Ma lì alle Termopili c’era un restringimento, una gola nella montagna e i trecento erano decisi a fermare e a non far passare l’esercito nemico combattendo. Ci sono dei bei momenti con dei bellissimi dialoghi tra Serse e Leonida, il capo degli spartani: il tema è sull’“Inginocchiati e adorami! Allora avrai salva la vita; ti farò generale, ecc.”. Leonida lo prende in giro dicendo: “Guarda: questo ginocchio non riesce più a inginocchiarsi, non riesco a mettermi in ginocchio, non posso ”. Molto, molto bello!

Purtroppo Serse li vincerà e li sterminerà tutti, non perché fosse più forte, infatti i Trecento avevano tenuto a bada tutto l’esercito di Serse e nessuno passava, Serse non poteva nulla contro questi trecento, ma per colpa di Efialte, un personaggio terribile. Se guarderete almeno un pezzettino del film e vedrete Efialte, direte: “Oh, mamma, Padre Giorgio! Quanto è brutto! Efialte li tradirà rivelando a Serse “la via delle capre”, quella che riusciva ad aggirare e prendere dall’alto, quasi di schiena, i trecento: infatti li sterminano così, grazie all’aiuto di Efialte il quale voleva combattere con gli spartani, ma, a causa del suo corpo deformato, non era stato ammesso. Così, per risentimento, Efialte si rivolge a Serse il quale, come Scar, non vede l’ora di raccogliere tutti gli scarti umani. E che cosa deve fare per avere in cambio tutto, tutto a partire da un’armatura, che era quella che lui voleva? Che cosa deve fare per avere in cambio tutto? Deve inginocchiarsi e adorare Serse, e lo farà! 

Ma questo vuol dire perdere l’anima! Che cosa dice a Satana a Gesù al termine delle tre tentazioni nel deserto? “Tutto questo sarà tuo se, prostrato, mi adorerai!”. 

Finisce così; finisce sempre così: questi personaggi psichici con le caratteristiche di cui vi ho parlato oggi, presto o tardi, finiscono così: “Tu devi perdere l’anima e rinnegare tutto e tutti, a partire da te stesso! Solo così tu potrai far parte del regno di Serse”. 

Ma, guardate: anche Serse finisce, anche il regno persiano cade, però i Trecento cadono da uomini liberi, da “spartani”; Efialte, mi verrebbe da dire: “Meglio non fosse nato!”.

Ecco, mi sembra che oggi abbiamo ampi spunti per una grande meditazione e riflessione.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

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