La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 25

La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di domenica 26 giugno 2022

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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La perfezione religiosa alla luce della SS. Eucarestia, di S. Pietro Giuliano Eymard. Parte 25

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a domenica 26 giugno 2022.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratto dal capitolo IX di San Luca, versetti 51-62.

Bene. Proseguiamo con la nostra lettura e meditazione del testo di San Pietro Giuliano Eymard sull’Eucarestia; stiamo affrontando il tema del peccato veniale.

“Dio è il padrone e il proprietario della nostra vita, noi siamo i suoi coloni e servitori; Egli ci affida dei talenti perché li facciamo fruttificare; noi siamo strettamente obbligati di procurare la sua gloria su questa terra. Ricordatevi come fu punito il servo infingardo che aveva nascosto sotterra il suo talento.

Ma mercè il peccato noi cessiamo di riconoscerlo per nostro padrone a cui tutto dobbiamo; prendiamo il suo posto, e operiamo per noi. Quale gloria gli rimane da azioni fatte dal nostro amor proprio? Il peccato distrugge tutto ciò che potrebbe a Lui elevarsi e dargli gloria; annienta la gloria di Dio nelle sue creature. Ecco la guerra che il peccato veniale fa a Dio e a’ suoi divini attributi.

E quanto è triste il peccato veniale considerato ne’ suoi effetti in noi!

Vedete quel che ha fatto negli apostoli”.

È importante questa riflessione:

“Per ben tre anni essi vivono con Nostro Signore, lo contemplano, lo ascoltano, godono dei suoi miracoli e delle sue istruzioni particolari ed intime. Or bene, hanno essi profittato? No, affatto; non giungono a correggersi dei loro difetti: …”

Vedete che sottigliezza eh…

 “… noi li vediamo restarsene col loro amor proprio, ambizione, gelosia. Qual è dunque l’ostacolo? Il peccato veniale; giacché dal racconto evangelico risulta che le loro non erano che colpe, difetti veniali. Ma vedete a quali conseguenze questi li hanno condotti: al giardino degli olivi essi fuggono, e poi Pietro rinnega il suo divin Maestro. Anche Giuda era vissuto con Nostro Signore e cominciò ad essere infedele con piccole cupidigie.

Orbene, si può vivere nella vocazione più santa, passar la propria vita col Santissimo Sacramento e tuttavia non essere un santo”.

San Pietro Giuliano Eymard ci fa vedere come il peccato veniale può avere delle conseguenze molto brutte, e lui lo dimostra attraverso la vita degli Apostoli, che hanno contemplato, che hanno vissuto, che hanno ascoltato, che hanno goduto dei miracoli, delle istruzioni intime, però non ne hanno approfittato.

Noi possiamo avere una vita piena di grazie, la grazia di andare a Messa alla domenica, la grazia di andare a Messa tutti i giorni, la grazia della Confessione, la grazia di omelie o meditazioni di ogni genere e tipo, ma se poi tutto questo non serve a correggerci dei nostri difetti, e quindi rimaniamo dentro al nostro amor proprio, alla superbia, alla pigrizia, all’invidia, alla gelosia (ai vizi capitali per intenderci), a che cosa serve tutto questo?

Vedete, quindi, quanto è importante l’ostacolo del peccato veniale?

La conseguenza di tutto questo, per gli Apostoli, quale sarà? Che al giardino del Getsemani fuggono; Pietro rinnega; Giuda tradisce.

Il peccato veniale non combattuto, di fatto accettato, e per certi versi amato, ecco cosa produce.

Quindi, si può vivere nella vocazione più santa, cioè passare la propria vita col Santissimo Sacramento, e non essere un santo.

“Oh, abbiamo almeno pietà di Nostro Signore; non insultiamolo in faccia”.

Quando siamo davanti a Gesù Eucarestia, siamo proprio davanti al Suo Volto Eucaristico, al Suo Cuore Eucaristico.

“Quando non si può dare cosa alcuna ad un povero, non lo si caccia via con ingiurie: ora Gesù mendica i nostri cuori. Non si risponde con atti grossolani ad un benefattore che ci usa liberalità: di quali benefìzi non ci ricolma incessantemente Nostro Signore!

Non è tutto. Il peccato veniale che paralizza la potenza di Dio ci espone alla potenza del demonio e della natura corrotta da esso governata”.

È importantissimo, eh…

“Allora noi operiamo per impulso degli istinti naturali, dell’amor proprio, e riusciamo e siamo soddisfatti; perché la natura è abilissima quando agisce per sé. Ma che cosa vi è per Dio in quelle opere?”

Quindi, attenzione, perché il peccato veniale paralizza la potenza di Dio, perciò, come dice San Pietro Giuliano Eymard, ci espone alla potenza del demonio.

 La potenza del demonio dov’è che va a scaricarsi, dov’è che si manifesta? Sulla nostra natura corrotta, corrotta dal peccato originale.

Allora, cosa succede? Allora succede che noi ci troviamo in balìa “improvvisamente” degli istinti naturali, in balìa dell’amor proprio, in balìa dei nostri difetti.

E noi diciamo: «Come mai il Signore non mi aiuta? Perché io sono in questa situazione?» Tu sei in questa situazione, perché il tuo peccato veniale ha paralizzato la potenza di Dio. Di fatto, in tutte le opere compiute in questa situazione non c’è Dio.

Bisogna stare molto attenti eh…

“Difatti, annullando la grazia attuale con il peccato veniale, quanto facciamo sotto la sua influenza, rimane sterile. Dio ci offre la sua grazia, noi la rifiutiamo, rigettiamo la sua condotta per non dipendere che da noi: è un’infedeltà”.

Quindi, stiamo attenti, perché, di fatto, il peccato veniale, distruggendo la grazia attuale, cosa fa? Rende sterile ogni cosa che facciamo in quello stato.

Ricordate sempre, per non cadere nella confusione, la differenza fatta da San Pietro Giuliano Eymard tra il peccato veniale e le imperfezioni, le debolezze, legate alla nostra natura creaturale, alla nostra natura umana.

Ricordatelo sempre per non cadere nell’errore: lui si sta scagliando contro il peccato veniale, cioè quello a cui noi siamo affezionati, dove c’è l’affezione, dove c’è l’attaccamento, non alla nostra caduta legata alla nostra struttura umana.

Vi ricordate molto bene che lui (lo abbiamo visto nei giorni scorsi) ha dato proprio i criteri, i segnali che fanno vedere se noi siamo attaccati ad un peccato veniale oppure se è semplicemente una debolezza, quindi, il dispiacere, la voglia di emendarsi, e tutte queste cose che abbiamo visto nei giorni scorsi.

È chiaro che tutti, tutti, anche i Santi, cadevano in queste imperfezioni legate al loro essere creatura, ma questo non è un problema; il problema è quando io voglio, poiché sono legato, attaccato a quel peccato lì, e lo voglio fare. Sarà veniale, ma ciò non toglie che è grave, e il motivo ve lo sta spiegando, a voi, e a me per primo.

“So bene che non sono peccato tutti gli atti d’un uomo che agisce naturalmente, e che senza la grazia sovrannaturale si possono fare atti delle virtù morali, buoni e onesti; ma essi non vanno in alto: affinché un’azione arrivi al trono di Dio per esservi coronata, bisogna che sia portata dalla grazia, che sola ha la forza di zampillare fino alla vita eterna.

E poi, se in teoria può andar così, in pratica è ben altra cosa; io non credo guari alle virtù morali di quelli che non hanno le virtù divine. Colui che rifiuta la grazia da Dio offertagli, per agire naturalmente, agisce perversamente.

Ma quanto ciò è più vero per noi! Non si discende dall’altezza di grazie grandi come le nostre senza rompersi le membra.

Ne viene per conseguenza la privazione del merito. Chi lavora nel peccato si affatica e non guadagna nulla. Peggio, sarà punito di ciò che doveva fare, perché ne aveva la grazia e non l’ha fatto. Le nostre buone opere diventano allora la nostra condanna; giacché tutto quello che il peccato veniale colpisce, è reso inutile: è il verme nella radice”.

Ragione per cui, veramente, dobbiamo impegnarci a lottare contro il peccato veniale, a togliere ogni affezione verso il peccato veniale.

“Ciò che avete ben cominciato con la grazia, se lo finite per amor proprio, diviene nullo per la ricompensa. Così il peccato veniale rende cattive le cose buone, le attende per rovinarle alla fine; siamo allora come il contadino che vede la grandine distruggere in un batter d’occhio le speranze e le fatiche di un’annata. Basta perciò un piccolo peccato di amor proprio, d’uno sguardo su se stesso”.

Sì, io lo so che, leggendo queste cose, alcuni di voi diranno: «Oh… che esagerazione! Eh… ma allora non si vive più! Eh… ma qui non si salva nessuno! Eh… mi viene la depressione, mi viene l’angoscia…»

Sì, nella misura in cui, invece di guardare l’amore di Dio, guardiamo l’amor proprio, allora vengono questi sentimenti.

Certo, perché, se uno pensa solo all’amore di Dio, come fanno i Santi, non viene nessun’ansia, nessuna angoscia, nessuna paura, nessuna depressione, non viene niente. Viene il pensiero di dire: «Questa è la strada, la voglio percorrere». Viene il pensiero di dire: «Non voglio offendere Dio minimamente e, se ho capito e se capisco che questo è un peccato veniale, che è una cosa seria, nonostante dicasi veniale, mi impegnerò, ancora di più, per estirparlo dalla mia vita, per evitare la grandine improvvisa».

Basta un piccolo peccato di amor proprio, uno sguardo su se stesso”.

Capite quanto è importante iniziare a lottare per liberarsi dall’amor proprio?

E adesso sentite cosa dice, una cosa verissima:

“Infine, il peccato veniale ci rende infelici. Il religioso tiepido è il più disgraziato degli uomini. Lavora quanto i suoi fratelli e non riceve com’essi le consolazioni celesti che addolciscono il lavoro: le rifiuta; Dio non può fargli gustare la sua pace, la sua unzione, a motivo di questo ostacolo del peccato che è una barriera insormontabile alla sua bontà”.

Il peccato veniale rende infelici… certo! Ecco perché (e lo ripeto per l’ennesima volta) bisogna confessarsi frequentissimamente.

Ah, adesso vi devo dire una cosa, una cosa importantissima.

Voi sapete che io, da sempre, da quando iniziai a predicare ventun anni fa (anzi, ancora prima perché iniziai con il diaconato, quindi sono ventidue anni che predico), io ho sempre predicato sull’importanza della devozione (che non è devozionismo) ai Sacratissimi Cuori e della pratica dei “Primi nove venerdì del mese” al Sacro di Gesù, dei “Primi cinque sabati del mese” al Cuore Immacolato di Maria e dei “Primi sei giovedì del mese”, richiesti alla Beata Alexandrina Maria da Costa da Gesù, per riparare tutti i sacrilegi contro l’Eucarestia. Sono tutte pratiche assolutamente riconosciute dalla Chiesa — questo ci tengo a precisarlo — e che hanno un fondamento nei Santi, come la Beata Alexandrina Maria da Costa per i primi sei giovedì e Santa Margherita Maria Alacoque per i primi nove venerdì, e nella Vergine Maria di Fatima per i primi cinque sabati del mese; quindi, mi sembra che siano fonti sufficientemente accreditate, affidabili.

In tutte queste tre devozioni c’è un binomio che torna sempre. Quale? Confessione e Comunione. Per poter fare le tre devozioni bisogna vivere due Sacramenti, Confessione e Comunione, quindi, mi sembrano delle devozioni di tutto rispetto, visto che conducono ad una vita sacramentale seria.

Se vi ricordate (e se non vi ricordate non ha importanza, perché tanto è registrato ed è scritto, quindi chiunque può andarlo a riprendere negli anni che furono, e rivedere), io vi ho sempre detto: «Non interessiamoci di ciò che Dio e la Vergine Maria hanno promesso a coloro che ascoltano queste richieste e che fanno queste tre devozioni». Vero?

Sì, è vero, rispondo io per me stesso; è vero, perché l’ho sempre detto, ed è scritto, ed è registrato. Mi ricordo di un’omelia molto forte che feci, negli anni che furono, dove dissi: «Non mi interessa niente e non voglio neanche andare a rileggere né sapere, né voglio predicare, le promesse di Gesù (in quel caso era sui primi nove venerdì del mese) fatte a Santa Margherita Maria Alacoque, per coloro che faranno questa pratica. Non mi interessano e non ne voglio parlare. Quello che mi interessa è una cosa sola, cioè che Gesù chiede questa cosa, quindi la facciamo, punto e basta».

Non ci deve interessare ciò che Gesù promette, tanto che mi ricordo che, in quell’occasione, dissi: «È veramente incredibile che Gesù, che la Vergine Maria, per invogliarci a fare questa devozione, per supplicarci a farla, ci debbano fare delle promesse». E aggiunsi: «Siamo proprio caduti in basso!»

La mia mamma, quando ha bisogno che io faccia qualcosa per lei, non mi dice: «Giorgio, per favore, fai questa cosa e io ti prometto che ti compro una macchina, ti regalo una moto, ti porto fuori a cena, o ti regalo non so che cosa». No, mi dice solo: «Giorgio, guarda, ho bisogno di questa cortesia grande, per favore, me la puoi fare?» Fine.

Non c’è una promessa di bene a me fatta, perché io faccia questa cosa; io la faccio in nome dell’amore per la mia mamma, in nome del legame che mi unisce alla mia mamma, in nome del fatto che è mia madre, non in nome di una promessa. È chiaro il concetto?

Ora, Gesù è dovuto arrivare a fare delle promesse: «Se farete questo, Io vi prometto che…», e questo sia per i primi sei giovedì sia per i primi nove venerdì, e la Vergine Maria per i primi cinque sabati del mese.

Allora io ho concluso, a quel tempo (e concludo tuttora, perché sottolineo nuovamente tutto quello che dissi e tutto quello che ho detto fino ad oggi), dicendo: «Logica vuole, se il mio ragionamento sta, e sta, che noi iniziamo da oggi la pratica delle tre devozioni e non la finiremo più, perché non le facciamo per le promesse, ma le facciamo perché Dio ce le chiede, allora non ci interessano le promesse». Non le facciamo, quindi, dicendo: «Ah io ho fatto i primi nove venerdì del mese, basta, sono a posto. Ah, io ho fatto i primi cinque sabati, basta, sono a posto, ho fatto… In un anno mi sistemo: ho fatto tutto quello che Gesù mi ha chiesto, e quindi adesso avrò le mie promesse». No, questo è un ragionamento veramente meschino, è un ragionamento orrendo, perché, se noi capiamo la ragione di queste richieste, non facciamo questi ragionamenti; si iniziano e non si finiscono più.

Ecco che, allora, vi ho insegnato, ve ne ho parlato e vi ho trasmesso la bellissima pratica dei “Quindici venerdì” di Don Giuseppe Tomaselli, che non è dei “primi” quindici, ovviamente, ma è, quindi, di quindici venerdì consecutivi, poi di altri quindici venerdì consecutivi, due serie, che iniziano all’inizio dell’anno e finiscono alla fine dell’anno, due serie di quindici, ogni serie quindici, perché la logica è quella della riparazione, la logica è quella della consolazione. Questa è la logica, non la promessa! Ok?

Detto questo, mi è giunta notizia che qualcuno ha detto, ha insegnato, che l’amore al Cuore di Gesù, in certi autori, «Si vede in modo bello e pulito…». Sarebbe interessante conoscere i nomi di questi autori, perché probabilmente si vedrebbe che non sono canonizzati, forse sarà qualche teologo, e magari non sono neanche santi, e quindi a me francamente non interessano. Quello che dice il teologo X e quello che dice il teologo Y non mi interessa, a me interessa quello che dicono i Padri della Chiesa, i Dottori della Chiesa, i Santi della Chiesa, i Beati della Chiesa.

Sapete, io, teologo, posso dire una cosa, poi ne arriva un altro e ne dice un’altra… va bene, sono idee, sono prospettive, sono intuizioni, sono piste di ricerca, sono piste di studio, sono tutto quello che volete, ma io sono libero di dire: «Non mi interessano. Non è che quelle cose mi portano alla salvezza. Mi portano alla salvezza, nella misura in cui sono conformi a quanto la Chiesa insegna, a quanto i Santi insegnano».  Sarebbe interessante vedere questi autori chi sono e cosa insegnano, ma comunque…

Poi Tizio dice: «… ma in altri assume tratti baroccheggianti e ridicoli, e non è più per amore di Gesù (anzi non dice “di Gesù”, l’ho detto io adesso, in realtà ha detto “per Cristo”), ma è un insieme di pratiche assurde, propagate da vari mistici più o meno famosi».

Quando io ho letto questa cosa, ho detto: «Ma qui siamo impazziti! “Tratti baroccheggianti ridicoli”, “pratiche assurde propagate dai mistici”?!»

Ma scusate, se i mistici sono dei Santi, possono dirci pratiche assurde baroccheggianti? I Santi possono dire pratiche ridicole e non più per amore di Cristo? Ma che Santi sono? Quindi, i Santi ci insegnano cose baroccheggianti, ridicole, assurde, invece questi teologi, questi autori, che Santi non sono, insegnano cose belle, pulite… vabbè…

Questo dice (tra l’altro, in un italiano…): «Per esempio, c’è la Margherita Maria Alacoque…», cioè la portinaia, la panettiera, mia sorella, la parrucchiera… con tutto il rispetto per queste professioni, ma è il modo di parlare?  Ma vi rendete conto di che povertà linguistica parliamo e che mancanza di rispetto c’è nel dire: «C’è la Margherita Maria Alacoque…»? A parte che, neanche se fosse la tua donna delle pulizie, ti potresti permettere di parlare così… questa è una Santa!

 “C’è la Margherita Maria Alacoque…”, già da qui si capisce il disprezzo.

Poi Tizio continua: «Avete presente quella cosa dei venerdì che ti garantiscono la salvezza, se fai questo e non quello? Si scade nella superstizione, e così si stravolge il vero senso dell’amore per Cristo e anche il senso della preghiera della tradizione. Sono i vari baroccamenti della spiritualità».

Dunque, da oggi, nessuno più di noi userà la macchina, nessuno più di noi userà la bicicletta, nessuno più di noi userà la moto, ma nessuno più di noi mangerà, perché, sapete, usando la macchina c’è il rischio di fare incidenti, usando la bicicletta di cadere, usando la moto pure, e se mangio rischio di fare indigestione e di morire. Siccome c’è il rischio di…, allora smettiamo tutti di mangiare, di bere, di dormire, perché, sapete, anche dormire troppo fa male.

Punto primo, Santa Margherita Maria Alacoque non garantisce la salvezza se fai quello e non questo, è proprio da ignorante dire queste cose, da ignorante! Vuol dire non avere mai letto queste cose. Non c’è scritto da nessuna parte che, se tu fai questo, ti è garantita la salvezza.

E Gesù avrebbe fatto una richiesta superstiziosa a questa Santa? Ma come può il Signore fare una richiesta superstiziosa? La Vergine Maria a Fatima ha fatto una richiesta superstiziosa? L’abbiamo detto milioni di volte che non è così. Anche la promessa dello Scapolare del Carmelo, allora, è superstizione.

L’abbiamo detto milioni di volte che non è un automatismo, l’abbiamo detto milioni di volte che non si può fare questa cosa e poi fare quello che si vuole perché poi tanto si va in Paradiso, perché non è mai stato detto questo, non è mai stato scritto, mai Gesù lo ha detto.

È semplicemente una richiesta che Gesù fa per consolare il Suo Sacro Cuore o il Cuore Immacolato di Maria. Loro promettono una Loro assistenza in punto di morte, promettono la presenza dei Sacramenti, promettono la grazia, ecco, promettono la grazia… tu non la vuoi? Rifiutala!

Questo per prima cosa, poi, in secondo luogo, qualcuno ti obbliga a farli i primi nove venerdì del mese? Ma chi ti obbliga? Non li vuoi fare? Non farli! Siccome tu non li vuoi fare e non ci credi, allora devi disprezzarli e ci devi sputare sopra? Ma vedete che sistema?

Siccome tu non ci credi, siccome tu non li vuoi fare, allora ci devi sputare sopra e non li deve fare nessuno; tu non farli, ma questo non vuol dire che devi gettare discredito sulle Parole del Signore e sulla vita dei Santi!

Si stravolge il vero  amore per Cristo e il senso della preghiera della tradizione”… mah….

Buttare tutte queste cose al macero e andare a dire delle follie del genere, questo, invece, vuol dire sottolineare il senso della preghiera della tradizione e il senso del vero amore per Gesù?!

Certo!… Peccato che, per esempio, a Bruno Cornacchiola, il veggente delle Tre Fontane, la Vergine Maria disse che fu proprio la pratica dei “Primi nove venerdì del mese”, a meritargli la grazia della Sua apparizione, e quindi la conversione della sua vita… capite?

Ma qui c’è un “quindi”, cioè, Bruno Cornacchiola ha avuto l’apparizione della Vergine Maria con i Suoi rimproveri ma la Vergine Maria non obbliga nessuno, è stato Bruno Cornacchiola, dopo, a voler vivere una vita di santità, o meglio, una vita di conversione (diciamo così, perché ancora Santo non è, ma comunque ha avuto una vita di conversione).

Questo è indubitabile, i figli ne sono testimoni, ma lui poteva anche dire: «Non mi interessa, non lo voglio fare».

La grazia è arrivata, ma la grazia non forza nessuno, non obbliga nessuno… è questa la cosa importante che dobbiamo dirci!

Io, quando vengo a sapere queste cose, ve le dico, perché possono sempre essere le obiezioni che voi sentite in giro, ma non bisogna credere ai fanfaroni, non bisogna lasciarsi neanche turbare, neanche sconvolgere. Quando sentite queste cose, andate a mangiarvi una bella manciata di ciliegie con su la panna, e mangiatele proprio con una grande gioia nel cuore, dicendo: «Poverini… oh poverini, poverini… ma io come sono contento!». Noi dobbiamo essere felici, dobbiamo essere grati… perché?

Semplice: dobbiamo essere grati, perché Gesù è più grande di tutte queste meschinità, di tutte queste piccinerie… Gesù è veramente più grande! Gesù veramente supera queste ostruzioni interiori.

Io sono del parere che chi dice queste cose non è felice, non è felice… non è in pace, perché queste cose sono vere, e tutti noi lo sappiamo che sono vere, perché basta viverle, e si capisce benissimo che si sta facendo qualcosa di bello, di grande per il Signore.

È vero, quindi, che il peccato veniale ci rende infelici, che il religioso tiepido, il Sacerdote tiepido, è il più disgraziato degli uomini, perché non ha consolazioni celesti.

Chi dice queste cose, io sono convintissimo che non ha nessuna consolazione celeste, sono convintissimo.

Andate a leggere la vita di Santa Margherita Maria Alacoque, andate a leggere l’autobiografia, è brevissima. Andate a leggere che cosa accade a coloro che hanno ostacolato la sua opera, alle monache eh… alle monache, andate a leggere! Andate a leggere cosa dice Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque per alcune monache che non volevano acconsentire alle sue richieste, alle richieste di Gesù, andate a leggere… altro che le consolazioni celesti rifiutate, eh fosse solo quello!

Dio non può fargli gustare la sua pace”, dice San Pietro Giuliano Eymard.

Ma certo! Certo che non può fargliela gustare!

“… la sua unzione, a motivo di questo ostacolo del peccato che è una barriera insormontabile alla sua bontà”.

Ma scusate, non è forse un peccato il fatto che io ricevo dai Santi delle comunicazioni, delle indicazioni da parte di Dio e dico: «No!», e dico: «Io ne so di più… io ne so di più di Santa Margherita Maria Alacoque, io ne so di più della Vergine Maria a Fatima»?

Ma vi rendete conto che vette di superbia, di orgoglio spirituale e intellettuale? È incredibile… incredibile, veramente incredibile!

È una barriera insormontabile…

Chi vive dentro a questa situazione, vive dentro una barriera insormontabile, dove neanche la bontà di Dio può nulla. Perché? Perché io non voglio, io non lo voglio!

Come dico spesso: «Tranquilli, arriverà il giorno in cui ci troveremo tutti davanti al Giudizio di Dio… finalmente!». Lasciatemelo dire: «Finalmente arriverà quel giorno… perché, così, finalmente, sapremo dalla bocca diretta della Santissima Trinità, come stanno le cose».

Io faccio molta fatica ad immaginarlo, ma comunque, come vi ho già detto altre volte, volentieri attendo quel giorno per sentirmi dire dalla Santissima Trinità: «Guarda, Padre Giorgio caro, poverino, poverino, tu hai predicato devozioni e spiritualità baroccheggianti e ridicole. Hai predicato pratiche assurde, propagate da vari mistici più o meno famosi… Santa Margherita Maria Alacoque cosa vuoi che sia? Hai predicato la superstizione, hai stravolto il vero senso dell’amore per Gesù, hai stravolto il senso della preghiera della tradizione, tu sei un barocco!»

… Sentite in questo silenzio, quanto queste parole stridono?

Impossibile!… Vi immaginate la Santissima Trinità che dice delle cose del genere a chi ha predicato e a chi ha vissuto secondo gli insegnamenti ricevuti dai Santi, dalla Vergine Maria?

A mio giudizio è impossibile… e, se anche accadesse, come vi ho già  detto in altre occasioni (poi, magari andrò all’Inferno, perché, se uno non si pente, va all’Inferno), io alla Santissima Trinità dirò: «Va bene, ma io non me ne pento. Io non sono pentito di quello che sto facendo, sono convintissimo di questa cosa, e se devo andare all’Inferno, ci vado, ma io non posso ritrattare queste cose, perché secondo me sono vere. Se questo mi costa la vita eterna, pazienza, almeno vado all’Inferno per una ragione seria, cioè sono stato fedele fino in fondo alle mie idee. Se questo mi costa l’Inferno, Inferno sia! Se questo mi costa il castigo di Dio, castigo sia!»

 Pensare e credere diversamente vuol dire distruggere tutto l’impianto, vuol dire fare esplodere le fondamenta, e io non posso in coscienza.

Io queste cose ve le dico, perché così voi avete anche i pensieri contrari, così non ascoltate sempre solo una campana.

No, io ve le dico, perché voi ascoltiate anche altre campane.

Non dico i nomi, non cito i nomi, per rispetto della privacy e quant’altro, ma vi garantisco che sono personaggi autorevoli, che dicono queste cose.

Quindi, io ve le dico perché voi così sentite un’altra campana e magari voi, sentendo quest’altra campana, dite: «Sì, ha ragione quest’altra campana. Padre Giorgio ci sta insegnando cose ridicole, cose assurde, cose superstiziose, cose stravolgenti il vero senso dell’amore per Gesù, e quindi, ti saluto Giacomino, prendo e me ne vado».

Benissimo… benissimo.

Io dico solo che in queste cose credo, queste cose predico, e queste cose, dette da Santi e dalla Vergine Maria, sono assolutamente riconosciute dalla Chiesa, perché l’apparizione di Fatima è riconosciuta dalla Chiesa, la santità di Santa Margherita Maria Alacoque non l’ho decretata io, la Beata Alexandrina Maria da Costa non l’ho beatificata io. Quindi, basta, io mi fido, vado avanti, le predico e le continuerò a predicare; ogni primo giovedì del mese, ogni primo venerdì del mese, ogni primo sabato del mese, io vi ripeterò sempre, sempre, sempre, l’importanza di queste pratiche.

Perché? Scusatemi se sono stato lungo, ma oggi ci voleva, e concludo… Perché? Se queste devozioni, che (ripeto) sono baroccheggianti, ridicole, non fatte per amore di Gesù, assurde, superstiziose, stravolgenti il vero senso dell’amore per Cristo, il senso della preghiera, il senso della tradizione, se queste pratiche, così connotate, mi portano a vivere due Sacramenti insieme, la Confessione e la Comunione, beh… io sono contento: il fine è molto buono. «Riconoscerò la bontà di una pianta dai suoi frutti», dice Gesù. Benissimo. Se i frutti sono vivere la Comunione e la Santa Confessione, mi chiedo come queste devozioni, che conducono dirette a due Sacramenti, possano essere definite con queste parole così ingiuriose… Ecco, non lo so.

Quindi, alla Santissima Trinità, se hanno ragione questi Tizi, io dirò: «Guardate, ho condotto, attraverso queste devozioni, alla Santa Confessione e alla Santa Comunione almeno una volta al mese, se questo è un peccato mortale, va bene, andiamo dove devo andare…»

Siate forti, non abbiate paura, invochiamo spesso Santa Giovanna d’Arco, ne abbiamo tutti bisogno!

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

 

VANGELO (Lc 9, 51-62)

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”. Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: “Ti seguirò dovunque tu vada”. E Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”.
A un altro disse: “Seguimi”. E costui rispose: “Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre”. Gli replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio”.
Un altro disse: “Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”. Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”.

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