Scroll Top

D. Bonhoeffer, Sequela. Parte 5

Falò sulla spiaggia

Meditazione

Pubblichiamo l’audio della meditazione: D. Bonhoeffer, Sequela. Parte 5
Giovedì 10 agosto 2023 – San Lorenzo, Diacono e Martire

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

Ascolta la registrazione:

Per motivi di intenso traffico non ci è possibile rendere disponibile l’ascolto dei file audio direttamente dal nostro sito. Se hai dubbi su come fare, vai alle istruzioni per l’ascolto delle registrazioni.

VANGELO (Gv 12, 24-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Testo della meditazione

Scarica il testo della meditazione in formato PDF

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Eccoci giunti a giovedì 10 agosto 2023. Festeggiamo oggi San Lorenzo, Diacono e Martire.

Quindi, tantissimi auguri a tutti coloro che portano il nome di San Lorenzo. Di tradizione oggi è il giorno nel quale tutti alziamo gli occhi al cielo — stasera — per vedere le stelle cadenti. Adesso non so secondo i calcoli se sia ieri, oggi o domani, insomma, sapete che adesso sono molto più precisi i calcoli. Quando eravamo ragazzi, tutti questi strumenti non c’erano e quindi il giorno classico di tutte le teste rivolte verso il cielo era il dieci di agosto, giorno di San Lorenzo. Ed è bello vedere una stella cadente, credo che a ciascuno di noi sia capitato almeno una volta, sicuramente è uno spettacolo affascinante, anche in memoria di questo grande Santo. San Lorenzo è stato veramente un martire che ha tanto da insegnarci.

Abbiamo ascoltato il Vangelo della Santa Messa di oggi, tratta dal capitolo dodicesimo del Vangelo di san Giovanni, versetti 24-26, che esprime bene questa sequela di cui stiamo parlando in questi giorni: il chicco di grano che deve morire per portare frutto, per non rimanere solo; il perdere la propria vita in questo mondo; il voler seguire il Signore.

Tutti temi che stiamo trattando nella meditazione del libro di Bonhoeffer, Sequela.

Andiamo avanti, scrive:

Cos’altro è il prezzo che oggi ci troviamo a pagare con la rovina delle chiese organizzate se non una necessaria conseguenza della grazia acquistata troppo a buon mercato? A buon mercato — attenti bene — si proclamava l’annuncio, si conferivano i sacramenti, si battezzava, si dava la confermazione, si assolveva un intero popolo, senza che fossero poste domande o condizioni, per amore umano si consegnavano le realtà sante a chi se ne faceva beffe e agli increduli, si dispensavano all’infinito torrenti di grazia, ma sempre più di rado — sentite — si sentiva la chiamata al rigore della sequela. Dove erano finite le cognizioni della chiesa antica, che nel catecumenato precedente al battesimo vigilava con tanta cura sui confini tra chiesa e mondo, sulla grazia a caro prezzo?

Eh, certo! Anche noi oggi, sicuramente di più che non quanto è accaduto al tempo in cui è vissuto Bonhoeffer, paghiamo un prezzo salato con la rovina delle chiese. E infatti, vedete che le chiese si chiudono, si vendono, gli ordini religiosi si assottigliano sempre di più, si vendono conventi, si vendono monasteri, si vendono chiese, si vendono seminari e ci si ritira sempre di più, sempre di più, sempre di più. Si è sempre di meno, sempre di meno, sempre di meno. E Bonhoeffer dice: Non è forse «una necessaria conseguenza della grazia acquistata — e io aggiungo “distribuita” — troppo a buon mercato?» Quindi: a buon mercato si proclama il Vangelo, a buon mercato si conferiscono i sacramenti, a buon mercato si danno assoluzioni, senza porre domande, condizioni, tanto… E «per amore umano» — questo è veramente acuto — si consegnano le realtà Sante «a chi se ne fa beffe e agli increduli». E così, si fanno tutte queste cose ma non si percepisce più la chiamata al rigore della sequela.

Devo dirvi che a me, veramente, impressiona tantissimo il vedere che basta parlare, basta leggere e commentare il Vangelo così come è scritto senza stravolgerlo, né tradirlo per sentirsi dire che si è troppo severi, troppo duri, troppo esigenti. Questo vale per il Vangelo oppure anche per la vita dei santi, gli insegnamenti dei santi, gli scritti dei santi. 

Ma la domanda è: sono questi scritti ad essere troppo esigenti, è quella predicazione ad essere troppo severa o forse siamo noi che abbiamo perso la giusta cognizione delle cose per cui ciò che noi oggi diciamo severo, in realtà sarebbe la normalità? Dobbiamo stare attenti. 

E lui dice: «dove son finite le finite le cognizioni della chiesa antica, che nel catecumenato precedente al battesimo vigilava con tanta cura sui confini tra chiesa e mondo, sulla grazia a caro prezzo?». Adesso sembra che questi confini si siano sciolti! E quindi mi verrebbe da dire che dovremmo proprio cercare quei luoghi, quegli scritti, quelle letture, quelle meditazioni, quegli ascolti che ci fanno ri-percepire questa severità, perché vuol dire che lì la grazia non è a buon mercato; poi col tempo capiremo che in realtà non c’è nessuna severità, ma proprio nessuna. Semplicemente le cose sono così, non è questione di severo o non severo! Non è questione di duro e di molle! È questione che due più due fa quattro, non è severo, questa cosa non è severa, è così. Due ciliegie più due ciliegie fanno quattro ciliegie, fine della discussione, non c’è molto da stare qui. 

Scrive Bonhoeffer:

Per la maggior parte di noi la grazia a buon mercato non è stata certo misericordiosa anche da un punto di vista strettamente personale.

Avete sentito?!

Essa non ci ha aperto, anzi, ci ha chiuso la via a Cristo.

La grazia a buon mercato, dice Bonhoeffer: «Ci ha chiuso la via a Cristo»!!!

La grazia a buon mercato non è misericordiosa, è falsa! È falsamente misericordiosa! Perché chiude la via a Cristo. Ripeto, non lo dico io — attenzione! — lo dice Bonhoeffer che sicuramente è molto più autorevole di me, quindi possiamo dargli un certo credito. E poi è vero. Non lo dico perché voglio scaricarmi la responsabilità, io sono d’accordissimo con Bonhoeffer altrimenti non sarei qui a predicare su di lui. Sono d’accordissimo su tutto quello che scrive, assolutamente. Certo, ci sono delle differenze, perché ovviamente lui è luterano io sono cattolico, però sulle cose che vi sto leggendo io sono assolutamente d’accordo; mi sembra una lettura veramente precisa, rigorosa, vera. Mi piacerebbe vedere chi la può smentire! Ma portando argomenti, non si può smentire dicendo: “Io penso”. No! “Io penso” non c’entra niente. 

Quindi: «Essa non ci ha aperto, anzi, ci ha chiuso la via a Cristo».

Sentite poi:

Non ci ha chiamato alla sequela, ma ci ha indurito nella disubbidienza.

La grazia a buon mercato ci ha indurito nella disobbedienza, non chiama alla sequela, ti insegna a disobbedire a Dio.

Non è stato forse spietato e duro l’esser sopraffatti dalla parola della grazia a buon mercato, dopo aver udito la chiamata alla sequela come chiamata di grazia di Cristo, dopo aver forse osato il primo passo della sequela nella disciplina dell’ubbidienza al comandamento? 

Eh, sì: è duro, è spietato… Questo sì che è duro, questo sì che è spietato: essere sopraffatti dalla parola falsa della grazia a buon mercato! Magari proprio dopo aver udito la bellezza, almeno iniziale, della sequela rigorosa, della radicalità evangelica, della disciplina nell’obbedienza al comandamento:

… la sequela come chiamata di grazia di Cristo…

Nonostante uno possa aver fatto anche i primi passi, poi arriva questa grazia a buon mercato, arrivano questi predicatori falsi, questi falsi profeti che propongono la grazia a buon mercato, e chi aveva fatto i primi passi nella vera Sequela Christi alla fine si lascia confondere e si lascia irretire, e… basta, e così si trova la porta verso Cristo chiusa, sbarrata: «induriti nella disobbedienza». 

Sentite cosa scrive:

Il lucignolo fumigante è stato spento senza pietà.

Coloro che predicano la grazia a buon mercato spengono senza pietà il lucignolo fumigante della fede. Loro sono dei tizzoni spenti e vogliono spegnere tutto ciò che incontrano e che hanno vicino, lo vogliono rendere carbone spento come loro. Vi ricordate, ve l’ho già detto più di una volta il detto che si diceva un tempo e che mia nonna mi ripeteva sempre: “Ricordati, Giorgio, i sacerdoti sono come il carbone: se sono accesi, bruciano, se sono spenti, sporcano”. Chi è spento, spegne; chi è acceso, infiamma! 

Scrive Bonhoeffer:

Non c’è stata misericordia nel parlare in questo modo a una persona perché, sviata da un’offerta a così buon prezzo, non poteva non lasciare la sua strada, cui Cristo l’aveva chiamata, per attaccarsi alla grazia a buon mercato, che le avrebbe impedito per sempre la cognizione della grazia a caro prezzo.

E qui ripete: non c’è misericordia a parlare così. Annunciare la grazia a buon mercato non è un atto di misericordia, perché in questo modo tu svii la persona dalla strada vera che conduceva a Cristo, per la quale Cristo l’aveva chiamata. E così sarà impedita per sempre a tornare alla concezione giusta della grazia, la grazia a caro prezzo.

Nelle pagine che seguono vogliamo prender la parola a vantaggio di coloro che appunto in tutto questo trovano motivo di tentazione, di coloro per i quali la parola della grazia è divenuta spaventosamente vuota. Per amore di verità si deve parlare per quelli di noi che riconoscono di aver perso la sequela di Cristo a causa della grazia a buon mercato, e con la sequela anche la grazia a caro prezzo.

Ecco, io oggi faccio mie queste parole di Bonhoeffer e condivido il programma di Bonhoeffer che, all’inizio di questo libro, lui pone proprio come indicazione. Io ho deciso di andare avanti nella lettura, nella spiegazione e nella meditazione di questo libro proprio per coloro che sono nella tentazione di perdere la vera fede. Proprio per coloro che sono nella tentazione di percepire la parola “grazia” come una parola vuota; per coloro che hanno perso la sequela di Cristo; perché? Perché son stati sedotti dalla grazia a buon mercato e così, dice Bonhoeffer, hanno perso anche la grazia a caro prezzo.

In queste meditazioni che seguiranno, usando le parole di Bonhoeffer — Bonhoeffer grande e io più piccolino — per quanto sarò capace cercherò di parlare a queste persone; perché il desiderio di Bonhoeffer e anche ovviamente il mio è quello di riaccendere questo lucignolo fumigante, di far ritrovare la Sequela Christi, di far ritrovare e rivedere la bellezza della grazia a caro prezzo e di mostrare tutta la falsità, tutto l’inganno della grazia a buon mercato. 

Queste meditazioni che da qui in avanti verranno, hanno lo scopo di strappare dalla tentazione questi poveri fratelli e sorelle che purtroppo hanno avuto l’infelice avventura di incontrare e di ascoltare le persone sbagliate. Nella vita può capitare e quindi poi si cade nella confusione, si cade nel disorientamento, non si capisce più niente, non si capisce più cos’è bene e cos’è male e non si riesce più ad andare avanti, è come cadere nelle sabbie mobili.

Ecco, io credo che di Bonhoeffer ci possiamo fidare. Io mi fido. Perché veramente fin qui ha fatto delle riflessioni bellissime, credo che ciascuno di noi, ciascuno di voi, onestamente, debba dire: “Che belle!”. Ricordate quelle che abbiamo fatto tempo fa sulla vita comune? Bellissime! Bellissimo quel libro: Vita comune. E adesso queste sulla sequela sono stupende, sono veramente meravigliose. Vi ho fatto un assaggio con queste prime pagine, ma vedrete le altre che faremo… Faccio fatica a sceglierle, non so neanche se riuscirò a sceglierle, magari lo farò tutto questo libro, può darsi, non lo so. Vedrò volta per volta. Sono andato avanti adesso un po’ e, sentite che cosa scrive in un testo che affronteremo, ve lo lancio lì per farvelo gustare come antipasto:

La chiamata alla sequela è dunque vincolo alla sola persona di Gesù Cristo. È distruzione di ogni legalismo per mezzo della grazia di colui che chiama. È una chiamata, un comandamento di grazia… Cristo chiama, il discepolo segue. Questo è al tempo stesso grazia e comandamento.

… poiché c’è Cristo, ci deve essere sequela.

Beh, mi fermo perché sennò vado avanti e inizio un nuovo capitolo ed è finita, ma è talmente bello che… 

Vedremo poi anche dai vostri commenti. Io leggo i commenti su Telegram o su YouTube, non rispondo quasi mai, però li leggo sempre. Se poi nei commenti mi dite: “Padre Giorgio è orrendo, non ci piace, lasci perdere, non vogliamo questa roba, ci parli di altro”…

Vi ricordate che già ve lo dissi: all’inizio del mio sacerdozio, credo il primo o secondo anno del mio sacerdozio, avevo iniziato a fare delle catechesi, il sabato e la domenica pomeriggio. Avevo detto: “Vorrei proprio farvi un ciclo di catechesi mostrandovi la teologia che emerge dalla lettura di alcuni passi della Divina Commedia di Dante”. Da quel giovane sacerdote che ero mi sembrava di aver detto una cosa bellissima. Avevo in mente un progetto bellissimo — che adesso neanche ricordo più — di prendere alcuni passi, soprattutto del Paradiso, ma anche del Purgatorio e dell’Inferno per fare una lettura teologica della Divina Commedia. C’era in particolare un canto del Paradiso, me lo ricordo molto bene, che mi sembrava veramente bellissimo, ho ancora in mente adesso l’immagine. Ero tutto gasato, tutto galvanizzato, tutto felice per questa cosa e mi sono trovato davanti una risposta che mi ha proprio lasciato senza fiato. Se avessi detto: “Vi vengo a parlare in cinese dell’alfabeto russo” probabilmente avrei avuto una risposta più entusiasta. E allora ho detto: “Va bene. Forse no. Non sto qui a impegnarmi in un lavoro di questa entità per delle persone a cui non interessa”. Sono passati vent’anni da quel giorno e, pensate, non l’ho mai fatto quel ciclo di catechesi, mai più rifatto, mai più pensato, mai più ripresentato, mai più: lì era nato, lì è morto. “Ma no” — magari qualcuno dirà — “ma non è giusto, padre, avrebbe dovuto”; non lo so, avete ragione sicuramente, ma mi è proprio morta dentro questa cosa. Ho lì il quaderno, pensate che ce l’ho qui davanti agli occhi in questo momento, sto proprio vedendo il quaderno che raccoglieva i miei appunti per fare questo ciclo di meditazioni sulla Divina Commedia di Dante, ma niente, la cosa è andata in fumo, proprio perché secondo me è importante vedere la risposta che si ha nelle persone che ascoltano; se dovessi insegnare non riuscirei mai a fare una lezione che non interessa agli studenti — infatti quando ho insegnato non l’ho mai fatto — perché se nel parlare vedo che gli studenti sono disinteressati, a me si ferma il fiato in gola, non riesco ad andare avanti, perché non ha senso, non sono qui a dover riempire le teste delle persone. Credo che il nostro compito sia certamente proprio quello di educare alla ricerca, alla scoperta e alla riflessione però, se una cosa non interessa, basta, fine, la si lascia perdere, almeno io faccio così, non forzo nessuno, non mi piace forzare nessuno.

Per cui io vi ho dato questo assaggio, vi dico che il mio intendimento è proprio quello di proseguire per un po’ di tempo su questo libro, perché mi sembra veramente importante, perché tocca tutti quegli aspetti, credo fondamentali, della nostra vita cristiana, del nostro essere discepoli di Gesù. Certo, sono tante pagine però, se io leggo i capitoli, vedo che anche solo i titoli sono bellissimi. Non so: “La grazia a caro prezzo” che abbiamo appena fatto; poi c’è “La chiamata alla sequela”; “La semplice obbedienza”; “La sequela e la croce”; “La sequela e il singolo”; “Il discorso della montagna”.

Poi fa tutto un commento a Matteo cinque: “Le beatitudini”; “La comunità visibile”; “Giustizia di Cristo”; “Il fratello”; “La donna”; “La veracità”; “Il contraccambio”; “Il nemico — lo «straordinario»”.

Matteo VI: “Il nascondimento della vita cristiana”, bellissimo questo tema del nascondimento; quindi “La giustizia nascosta”; “Il nascondimento della preghiera”, che mi sembra un tema di cui non si parla mai; “Il nascondimento dell’ascesi devota”, cosa vuol dire; “La semplicità della vita senza affanni”.

Poi fa Matteo VII: “La selezione della comunità dei discepoli; “Il discepolo e coloro che non credono; “La grande separazione”.

“Gli apostoli”; “I lavori”; “I messaggeri e la passione”; “La decisione”, “Il frutto”; “La messe”.

Poi c’è “La chiesa di Gesù e la sequela”: “Il battesimo”; “Il corpo di Cristo”; “La comunità visibile”; “I santi”; “L’immagine di Cristo”.

Certo, sono tutti titoli affascinanti — almeno secondo me — comunque poi vedrò dai vostri commenti, li metterò un po’ insieme, poi, se vedrò che questi commenti sono negativi, cioè che voi mi direte: “No, cambi registro, questa suonata non ci piace”, va bene, farò come con Dante, chiuderò la questione e me la terrò per me, la userò per le mie meditazioni perché non ho nessuna intenzione di abbandonare questo bellissimo libro, questo bellissimo autore, quindi se non lo farò con voi lo farò da solo.

Ecco, però scrivete, fatevi vivi, poi non dite: “Eh, ma io pensavo, ma io credevo…”, per cui sia per il sì, per il no, mettete i vostri messaggi, i vostri commenti, io li leggerò tranquillamente e così poi capirò che linea seguire. Credo che nelle meditazioni ci sia proprio spazio dovuto a questa interazione tra me e voi, perché sono qui per fare un servizio a voi, quindi è importante che ci sia un riscontro positivo.

Vi auguro una bellissima sera. Se mi consentite mi permetto di darvi un consiglio o meglio un suggerimento, perché oggi i consigli non sono molto apprezzati. Allora do un suggerimento: stasera quando andate a vedere le stelle, andate a guardarle — se potete — con una persona cara, non da soli e guardatele insieme. Le stelle cadenti più belle che ho visto io nella mia vita sono state quelle che ho visto con altre persone. Ho in mente dei momenti bellissimi condivisi tra ragazzi, tra giovani. Eravamo lì, in questa esperienza che ho in mente, a guardare le stelle al cielo. Magari non vedevi sempre stelle cadenti, ma comunque a volte capitava, e così sognavamo insieme. Perché guardare le stelle che cadono ti spinge a sognare, ti spinge a desiderare l’infinito, a guardare il cielo, ad alzare gli occhi da questa terra. E poi una parola, prima di concludere, a coloro che invece hanno magari perso la persona amata o delle persone amate, e quindi non hanno la persona amata accanto per questo momento così poetico del guardare le stelle che cadono: beh, io mi sento di dirvi, non lo so, in quella stella che cade stasera, se la vedrete, cercate proprio di vedere un segno di questa persona che vi ama, che si fa presente, perché una stella che cade ci insegna che tutto inizia e tutto finisce, però lasciando un segno; ecco, la scia della stella che cade, che tutti vediamo. E questo è quello che accade nella nostra vita quando qualcuno di importante ci lascia: non è semplicemente la fine, ma la vita di quella persona ha lasciato un segno forte nella nostra esistenza e questo va riconosciuto e va accolto, va tesorizzato e dobbiamo essere tanto grati al Signore.

Io stasera vi porterò tutti sotto il cielo, sotto la porzione di cielo che avrò sopra la mia testa, vi porterò tutti, vi affiderò alla Regina delle Stelle — manca questo titolo alla Vergine Maria, Regina delle Stelle, almeno penso che le manchi, non lo so, io non ho mai sentito, ma può darsi che ce l’abbia già — perché, secondo me, proprio la Vergine Maria è un po’ la nostra stella polare, la stella delle stelle, la stella tra le stelle.

Ecco, vi porterò tutti lì sul suo manto e pregherò la Vergine Maria perché metta i vostri nomi uno per uno sul suo bellissimo manto stellato; il cielo pieno di stelle a me fa sempre venire in mente il manto della Vergine Maria, che ci fa anticipare, ci fa pregustare, ciò che accade al di là, nei cieli, con la Santissima Trinità.

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.
Amen
Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.
Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

Post Correlati