“Condotta per passare santamente la Quaresima”, del p. Avrillon. Parte 46

“Condotta per passare santamente la Quaresima” - p. Avrillon

Meditazione

Pubblichiamo l’audio di una meditazione di venerdì 15 aprile 2022 – Venerdì Santo

Predicatore: p. Giorgio Maria Faré, OCD

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Novena alla Divina Misericordia

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“Condotta per passare santamente la Quaresima”, del p. Avrillon. Parte 46

Eccoci giunti a venerdì 15 aprile 2022, Venerdì Santo.

Oggi non leggiamo il testo del Passio perché è troppo lungo, lo lascio al vostro ascolto, quando andrete oggi alla celebrazione.

Vi do alcuni avvisi che credo importanti per questo giorno.

Ricordo che oggi c’è l’indulgenza plenaria nella solenne azione liturgica che ci sarà nel pomeriggio, quando il fedele partecipa devotamente all’adorazione della Croce e la bacia.

Ricordo poi che chi partecipa al Passio non è tenuto alla recita del Vespero, ma solo della Compieta; questo per chi ha particolari obblighi.

Ricordo inoltre che, con oggi, inizia la Novena per la Festa della Divina Misericordia; è molto importante questa Novena, che proprio Gesù ha dettato a Santa Faustina.

Andiamo avanti con la nostra lettura del libro di Padre Avrillon.

Venerdì Santo – Giorno di sacrificio

“Subito svegliato, salite colla mente sul Calvario, e dimoratevi per tutto il giorno, e prendetevi il vostro posto più vicino alla croce. Soprattutto fissate i vostri occhi su Gesù moribondo. Ascoltate i suoi tristi lamenti, e vedetelo patire, agonizzare e morire. Fate un medesimo sacrifizio con Gesù Cristo e fatevi vittima con esso; offrite il vostro sangue col suo e copiate in tutta la vostra vita questo eccellente e doloroso originale. Sacrificate tutto ciò che avete e tutto ciò che siete. Rinnovate al più spesso che potete i vostri sacrifizi in questo giorno, e privatevi d’ogni altro piacere fuorché di quello di pensare a Gesù crocifisso sulla croce per vostro amore”.

Oggi, al centro dei nostri pensieri, ci sia Gesù.

Ecco perché oggi sono previsti il digiuno e l’astinenza, per questa ragione: per concentrare la nostra attenzione, fisica e spirituale, su Gesù, sulla Passione di Gesù, sul partecipare un po’ a tutto quel dolore, a tutta quella sofferenza, a tutta quella ingiustizia che ieri abbiamo visto, che Lui ha vissuto, e che anche noi vogliamo un pochino vivere.

Meditazione sul sacrifizio di Gesù spirante in croce.

“Egli è morto. Eccovi finalmente l’ultimo atto del più doloroso, del più sanguinoso, del più crudele, ma nel tempo stesso del più augusto, del più importante e del più efficace di tutti i sacrifizi. Salite in ispirito con Gesù sul Calvario; miratelo spogliato da’ carnefici; ascoltate con attenzione compassionevole, i colpi di martello che conficcano i chiodi nelle sue mani e ne’ suoi piedi; vedete con sacro orrore il sangue che ne cade; voi dovete starvi attento, poich’egli è per morire affine di darvi la vita. Questo adorabile Salvatore dopo aver pronunziata la sua ultima parola, chinò il capo, rese il suo spirito e consumò così il suo sacrifizio. Come sacerdote avea alzati gli occhi al cielo per offerire il suo sacrifizio al suo Padre, come vittima china in seguito la testa per ricevere in tal positura umiliante il colpo di morte, facendo conoscere così la sua ubbidienza a colui che l’avea mandato; ubbidienza che non poteva essere nè più universale né più eroica: poiché egli avea cominciato a praticarla ed anche a morire dal primo momento che entrò nel mondo”.

Ricordate che “L’imitazione di Cristo” dice che la vita di Gesù fu tutta croce e martirio.

“La conservò fedele in tutta la sua vita, non ostante le sue pene e le sue umiliazioni eccessive, e finalmente è morto piuttosto che perderla”.

Abbiamo visto nei giorni scorsi che Gesù, piuttosto che non essere obbediente, preferisce perdere la vita.

“Egli china il suo capo…”

Tutti, quando guardiamo il Crocefisso, vediamo Gesù con la testa chinata…

“…perchè questa vittima ubbidiente, abbandonata dal cielo e dalla terra, non ha luogo ove posarlo, e spossato di forze e di sangue non può tenerlo alzato. Egli china il capo…”

Solo Dio sa quanto noi abbiamo bisogno di chinare la testa superba… Quanta superbia c’è nella nostra vita, quante teste orgogliose che si alzano dritte verso il Cielo… Noi non abbassiamo la testa neanche quando abbiamo torto!

“…per significare la sua sommissione e che accetta la morte per ubbidienza. China il capo perché è oppresso dal peso delle nostre iniquità, delle quali questa vittima sola ne porta il peso per scaricarne noi e portarne essa tutta la pena. Finalmente questo Salvatore china il capo come per darci un segno di riconciliazione, e di tenerezza, e per significarci che il suo sacrifizio avea placato lo sdegno di Dio contro di noi. Il nostro adorabile Salvatore è morto; egli è morto sulla croce ed è morto per nostro amore; è morto più pei nostri peccati che per le mani dei carnefici, ed è morto tollerando inauditi supplizi. Ma poteva egli non morire? Il suo corpo coperto per ogni dove di piaghe innumerevoli, dovea dar piuttosto il passaggio al suo spirito”.

Tutta la Sua persona si apre, si apre per dare vita.

“Consideratelo con una attenzione tenera; sacrificategli tutti i piaceri de’sensi, siate mortificato in tutte le cose, sottomettetevi con uno spirito di fede e di rassegnazione a tutte le pene che vi verranno, affinchè possiate dire col grand’Apostolo: Io sono inchiodato alla croce con Gesù Cristo. Attaccatevi a questa croce con un amore eroico, con una cieca ubbidienza ai suoi divini precetti, i quali saranno i chiodi misteriosi che vi ci terranno fermi; attaccatevi colla conformità e colla imitazione, quand’anche vi doveste morire”.

Morire, ma non peccare”, era il motto di San Domenico Savio.

Quindi, i chiodi che ci tengono aderenti alla croce, dice Padre Avrillon, siano i Divini Precetti, siano l’obbedienza alla Legge di Dio.

“Nondimeno non temete punto la morte. Morite solamente a voi stesso, alla vostra propria volontà e a tutte le vostre passioni; questa mistica morte vi produrrà la vita. Eccovi il sacrifizio che Gesù crocifisso vi chiede”.

Oggi è un giorno di silenzio, un giorno di raccoglimento, un giorno di preghiera, un giorno non per non fare niente ma un giorno dove potremmo fare tutto, però farlo in modo diverso, con una consapevolezza diversa, con una coscienza diversa, con una testa diversa, e quindi con un modo diverso, con più silenzio, con quel pensiero che è altrove.

Preghiera:

“Adorabile Gesù, Salvatore agonizzante, Dio onnipotente e debole per mio amore, sacerdote e vittima insieme, che vi offerite in sacrifizio morendo per me sulla croce, perfetto olocausto di cui tutti quelli dell’antico testamento non erano che deboli figure, voi che non contento di aver sacrificate in tutto il corso di vostra vita le vostre supreme grandezze coll’umiltà più profonda, le vostre ricchezze colla più rigorosa povertà, volete ancora in questo giorno sacrificare la vostra carne, il vostro sangue e la vostra vita colla morte più crudele, io vi ringrazio, o vittima preziosa e adorabile, di aver consumato questo augusto sacrifizio, e per averne fatto un perfetto olocausto col fuoco del vostro amore e della vostra immensa carità, e voglio imprimere nel mio cuore la rimembranza di esso con caratteri indelebili ed eterni. Quantunque io sia un nulla e niente meriti, pure confidando nella vostra bontà e nella vostra misericordia, voglio esser vittima con voi in tutta la mia vita, ed offrirvi continui sacrifizi sino alla morte. Ma, o mio Dio, purificate voi stesso la vittima col fuoco del vostro amore, affinché essa vi sia più grata, e unendo il mio sacrifizio a quello che avete offerto oggi sulla croce, sia degno di esservi presentato. Io vi offerisco, o Gesù sacrificato, tutti i miei beni, tutto il mio sangue, tutto il mio spirito, tutto il mio cuore, tutta la mia volontà, tutti i miei desideri, tutto il mio corpo, tutta l’anima mia, tutte le mie pene e tutta la mia vita, senza riserbarmi niente di proprio. La vostra croce sanguinosa sarà l’altare, il mio amore sarà il fuoco e tutto me stesso la vittima, con tutto ciò che possiedo e tutto ciò che sono, e voglio che niente vi sia in me che questo fuoco sacro non consumi in un perfetto olocausto. Accettate, o mio Dio moribondo, questo sacrifizio; datemi luogo sulla vostra croce con voi, attaccatemi sì fortemente a quest’albero sanguinoso da non discenderne mai; se non quando sarà tempo d’andar a goder la ricompensa promessa a coloro che vi seguiranno nelle vostre pene. Sostenetemi nello spirito di mortificazione, che forma questo sacrifizio, affinchè io lo rinnovi in tutti i giorni. Io voglio esser vittima, io voglio soffrire e voglio morire per voi e con voi”.

Domani vedremo il “Giorno di sepolcro”.

Vi auguro di cuore di vivere un Santo Venerdì.

 

Benedicat vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et Spiritus Sanctus.

Amen.

Dio ci benedica e la Vergine ci protegga.

Sia lodato Gesù Cristo sempre sia lodato.

VANGELO (Gv 18, 1 -19, 42)

– Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

– Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

– Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono!
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

– Il mio regno non è di questo mondo
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

– Salve, re dei Giudei!
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

– Via! Via! Crocifiggilo!
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

– Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

– Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

– Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

(Qui si genuflette e di fa una breve pausa)

– E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

– Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

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